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Maltrattamenti e abusi: la videosorveglianza come strumento di monitoraggio e prevenzione “ancora” all’esame del Parlamento

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Maltrattamenti e abusi: la videosorveglianza come strumento di monitoraggio e prevenzione “ancora” all’esame del Parlamento

La conferma della condanna a 30 anni di reclusione pronunciata dalla Cassazione nei confronti di Veronica Panarello mi induce a riflettere su un fenomeno che purtroppo continua ad aumentare: i maltrattamenti a danno di minori.

L’EURES ha realizzato un rapporto sugli omicidi in famiglia che restituisce un’istantanea di un panorama sociale, in cui sempre più spesso sono proprio le “mamme” a compiere maltrattamenti, abusi e omicidi. Si stima che negli ultimi diciotto anni ben quattrocento settanta tre bambini sono morti per mano dei genitori: nell’89% dei casi il colpevole era la mamma.

Se ti fermi a riflettere con me vedrai anche tu che, sebbene la tecnologia ci abbia proiettati in un mondo fatto di tanti amici e conoscenze, siamo intimamente soli e vulnerabili. A questo si aggiungono tanti altri fattori che influiscono sul benessere psicologico delle donne che, nonostante tutti gli sforzi, restano svantaggiate rispetto agli uomini: molte vivono ancora condizioni di subordinazione e analfabetismo.

Pensa a quelle che incontri per strada, soffermati un attimo ad osservarne lo sguardo o l’abbigliamento. Non sono una persona superficiale, perciò se ti suggerisco di osservare l’aspetto delle donne che incontri lo faccio perché è l’unico elemento che ti consente di valutarle: non puoi certo soffermarti a chiedere loro cosa fanno per vivere, no. Ma se guardi i loro occhi potrai leggere il disagio che alcune vivono, e ti sto parlando del malessere che sentono dentro ogni giorno, vivendo accanto ad un uomo che magari toglie loro la gioia di vivere… ti sto parlando di donne che si sono sposate troppo presto, che non hanno avuto la fortuna di completare gli studi e sono rimaste in quella posizione di minoranza, che fa di loro persone vulnerabili.

Non giustifico comportamenti simili a quelli di V. Panarello, o di A. Franzoni prima di lei, tanto per citarne due, ma mi fermo ad analizzare “il perché” del loro gesto, e sai cosa vedo? Nella crudeltà delle loro azioni io vedo l’incapacità di gestire gli stati d’animo: depressione, senso di inadeguatezza, solitudine e isolamento, credimi se ti dico che pesano notevolmente, e non tutti riescono ad attingere alle risorse interiori la forza per affrontare le difficoltà della vita.

Analizzare il fenomeno senza disporre di strumenti di prevenzione e contrasto rimane una riflessione fine a sé stessa e pertanto inutile, questo lo sanno tutti e dall’esame del rapporto realizzato da EURES nasce l’esigenza di istituire un sistema di monitoraggio permanente dei casi di maltrattamento e abuso che consenta di tenere sotto controllo il fenomeno e di promuovere un piano di prevenzione e cura.

I servizi di cura e protezione delle vittime di maltrattamenti rappresentano “costi sociali ed economici” che pesano sul bilancio dello Stato. La prevenzione è l’unica risposta per contrastare il fenomeno. A luglio la Camera dei Deputati ha approvato una mozione perché si ravvede la necessità di:

  • istituire centri di ascolto scolastico per individuare precocemente alunni esposti al rischio di abusi,
  • istituire corsi diretti ai genitori sulla genitorialità che possano colmare le vulnerabilità,
  • predisporre strumenti di rilevazione precoce dei maltrattamenti,
  • attribuire risorse per l’attuazione delle misure di prevenzione.

L’ex parlamentare Nunzia De Girolamo, ha lanciato un appello sul “Tempo” riportando l’attenzione sull’approvazione del disegno di legge, ancora in discussione in Commissione Affari Costituzionali, sull’installazione di impianti di videosorveglianza con telecamere a circuito chiuso nelle scuole e servizi educativi per l’infanzia, nelle strutture socio-sanitarie e socioassistenziali, quale strumento di prevenzione dei maltrattamenti e abusi ai danni di minori, disabili e anziani.

Il testo, in esame ormai da tre anni, ha già ricevuto l’approvazione della Camera dei Deputati nell’ottobre 2018 e, a febbraio 2019, l’integrazione di dieci articoli che contengono le linee guida per l’installazione e la manutenzione delle telecamere a circuito chiuso, fai click qui per sapere cosa sono.

Sai cosa impedisce l’approvazione del disegno di legge?

Saprai sicuramente che quando si parla di videosorveglianza si tocca un argomento sensibile innanzitutto per la Privacy. L’installazione dell’impianto di videosorveglianza deve essere regolamentato precisamente, nella tutela della riservatezza degli operatori delle strutture presso cui sono ospiti le “potenziali vittime”, ma soprattutto nell’interesse dei soggetti a rischio. Sorge poi l’esigenza di regolare l’attribuzione delle risorse necessarie per l’installazione e la manutenzione degli impianti. Il Ministero dell’Economia coprirà le spese con un fondo di riserva, ma il presidente della Commissione Affari Costituzionali ha rimandato al 2020 l’inserimento del disegno di legge nel calendario dei lavori, ravvedendo l’opportunità di regolamentare precisamente la distribuzione delle risorse finanziarie necessarie all’installazione e manutenzione dell’impianto di videosorveglianza con telecamere a circuito chiuso.

Concludendo converrai con me che la gestione del fenomeno di per sé è complicata, e implica l’analisi attenta di tante variabili, proprio perché coinvolge le fasce deboli della società, che dovrebbero godere in assoluto della massima tutela. Pur volendo condannare di istinto la lentezza dello Stato nel disporre un piano di monitoraggio e prevenzione dei maltrattamenti e abusi, mi rendo conto che per questioni di tale importanza le decisioni richiedono tempo. Nell’attesa allora che cambi qualcosa… meditiamo.

Carmelina Moccia

 

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