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La ripartenza dell’Italia nella fase 2 dell’emergenza Coronavirus è affidata all’app Immuni

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Coronavirus “fase 2”: l’app Immuni per aiutare l’Italia a ripartire tra dubbi e incertezze

Sono diversi i dubbi da chiarire prima che l’app di contact tracing scelta dal Governo, sia davvero efficace e utile allo scopo per cui è stata sviluppata: individuare gli infetti asintomatici e tracciarne gli spostamenti.

Si chiama Immuni, ed è stata sviluppata da una azienda di Milano per accompagnare gli italiani durante la fase 2 dell’emergenza Coronavirus.

Per passare dal lockdown a limitazioni parziali, l’Italia ha bisogno di uno strumento tecnologico per ottimizzare ciò che nella prima fase dell’emergenza è stato fatto con questionari tradizionali.

L’esigenza di utilizzare uno strumento tecnologico come un’app è nata dalla presa di coscienza che il sistema di raccolta informazioni, così come strutturato durante la prima fase, era lento e inefficace rispetto ad un virus la cui elevata trasmissibilità richiede tempestività ed organizzazione.

Come e quando è possibile scaricare l’app Immuni

L’app è stata sviluppata (a titolo gratuito) per essere utilizzata in via sperimentale, prima in alcune regioni e poi a livello nazionale. Sarà disponibile sul play store Android e sull’Apple store probabilmente verso la fine di maggio, quando saranno chiariti tutti i dubbi sulla funzionalità dell’applicazione.

Come funziona l’app Immuni

L’app è strutturata in modo da fornire un sistema di tracciamento, a mezzo Bluetooth, per individuare gli infetti e i relativi spostamenti, e una sorta di diario clinico in cui l’utente può annotare l’eventuale presenza di sintomi caratteristici del virus.

Quando l’utente che ha scaricato l’app risulta positivo, gli operatori sanitari gli assegnano un codice identificativo, con il quale il soggetto può scaricare sul server ministeriale il log degli ID con cui è entrato in contatto nei giorni precedenti.

A questo punto l’algoritmo analizza i valori e genera un elenco di persone da avvisare. La condizione è che anch’esse abbiano scaricato sul loro dispositivo l’app Immuni. Il messaggio sarà generato dai sanitari e conterrà le indicazioni da seguire.

Proprio su questo aspetto nascono dubbi circa la sicurezza della trasmissione delle informazioni. È noto che le app per funzionare sfruttano server cloud, mentre per gestire le notifiche agli smartphone, Google e Apple specificano che sarebbe necessario un server di back-end. La soluzione potrebbe darla l’app stessa, generando chiavi crittografate che proteggono l’identità delle persone. Il Governo pensa di affidare la gestione dei dati ad un server pubblico e italiano.

I dati devono essere condivisi a livello europeo per permettere il tracciamento oltre confine, e il presupposto affinché il progetto abbia successo è che l’app venga scaricata da molte persone. I dati degli utenti sono anonimizzati per evitare il rischio della sorveglianza massiva e per rispettare le norme della privacy, e questo crea perplessità sull’affidabilità del tracciamento.

I principali dubbi si concentrano sulla sicurezza e sulla privacy, sull’opportunità di evitare di essere tutti “sorvegliati”, ma non meno preoccupante resta il problema della gestione dei falsi positivi che si verrebbe a creare nell’analisi di “dati anonimi”.

È ancora da affrontare la problematica relativa alla tipologia di comunicazione tra il paziente risultato positivo e l’operatore sanitario e la gestione del paziente.

Una volta ricevuto il messaggio che consiglia l’auto-isolamento, cosa potrà fare l’utente?

Questa è la domanda cui il Governo è chiamato a dare risposte al più presto, con soluzioni che consentono di contattare un medico, di prenotare un tampone e in generale non lascino il paziente nel limbo di un’assurda attesa.

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