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Cosa rischia chi ruba al supermercato

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Cosa rischia chi ruba al supermercato

L’indigenza può indurre le persone a credere di poter sottrarre merce o generi alimentari dagli scaffali dei supermercati, senza incorrere in sanzioni e pene, tuttavia per il sistema giuridico italiano, il gesto di chi ruba in stato di indigenza è a tutti gli effetti un reato.

In un precedente articolo scritto qualche mese fa, abbiamo visto che chi ruba per fame commette reato. La Cassazione, con sentenza n. 12860/2019, ha chiarito che per le esigenze delle persone indigenti esistono appositi istituti di assistenza cui rivolgersi per provvedere ai propri bisogni. Fai clic qui per approfondire l’argomento.

La povertà non è sufficiente a giustificare il furto delle cose esposte alla Pubblica Fede, che resta un reato contro il patrimonio.

Fatta questa premessa restano da chiarire alcuni aspetti su cui la cronaca ci invita a riflettere. Nonostante infatti la Cassazione si sia pronunciata chiaramente, i furti al supermercato ritornano spesso nei notiziari, fornendo spunto di riflessione per chi si interroga sulla efficacia dei centri di assistenza e sull’informazione.

Ti è mai capitato di sentire in TV notizie di chi tenta di rubare al supermercato?

In certi casi il reato si completa, in altri la presenza di sistemi di videosorveglianza e di operatori addetti alla sicurezza funziona da deterrente e consente di intervenire per le opportune pratiche del caso.

Spesso le forze dell’ordine chiamate ad intervenire danno prova di grande solidarietà, pagando i prodotti al supermercato e addirittura integrandoli con altri generi. Ma non sempre è così!

Nel mese di gennaio 2020 due giovani donne rom hanno tentato di sottrarre pezzi di parmigiano per un valore di euro cinquanta dal banco frigo di un supermercato. Confidando di non essere osservate dai vigilantes, avevano nascosto la refurtiva nei giubbotti. Sul punto di uscire dal supermercato sono state fermate dagli addetti alla sicurezza e indotte a restituire quanto sottratto. Il proprietario del supermercato ha denunciato le due ragazze che, condotte in caserma per l’identificazione, adesso attendono che il Tribunale di Siena valuti il loro comportamento, che pare fosse già stato notato in altre circostanze e che potrebbe contribuire a delineare un profilo criminale delle due indagate che si configura nella “delinquenza abituale”, fai clic qui per approfondire l’argomento.

Rischiano invece otto mesi di carcere e una multa di trecento euro la donna di origine marocchina e sua figlia che, nell’aprile 2014 a Ivrea, hanno sottratto generi alimentari per un importo di euro dieci, ma che nell’allontanarsi dal supermercato hanno spintonato un addetto alla sicurezza e un carabiniere fuori servizio, intervenuti per fermare le donne prima che si allontanassero abbandonando fuori dal supermercato la refurtiva.

L’evento ha suscitato parecchie riflessioni: analizziamo insieme il perché.

Per il sistema giudiziario italiano il reato di furto si concretizza quando la merce sottratta viene portata fuori dal supermercato, senza che nessuno sia intervenuto per praticare controlli. Il codice penale prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa da 154 a 516 euro a condizione che il proprietario del supermercato presenti una denuncia.

Nel caso in cui invece il malintenzionato nell’allontanarsi dal supermercato compie atti di violenza contro le persone che intervengono per esercitare i controlli o danneggia la struttura arrecando danni economici e patrimoniali, il reato procede d’ufficio.

Quando nell’allontanarsi il malintenzionato assume una condotta pericolosa per le persone, oltre al furto si delinea anche il reato di rapina, che è punito con una pena più severa che prevede la reclusione da uno a quattro anni e una multa da 927,00 a 2.500,00 euro.

Nel caso in cui il malintenzionato non riesca a portare la merce fuori dal supermercato a seguito dei controlli non si realizza il reato di furto, ma un tentativo di furto, punito quindi con pene inferiori.

La condotta assunta dal malintenzionato che nel sottrarre la merce impiega particolari accorgimenti per occultare la refurtiva, ad esempio quando fa uso di borse a doppio fondo o di utensili per rimuovere le etichette antitaccheggio, viene considerata come aggravante.

ATTENZIONE: La tenuità del reato non può essere più invocata da quando la Cassazione ha emesso la sentenza n. 12860/2019.

In conclusione colui che confida di poter sottrarre merce da un supermercato invocando lo stato di indigenza e la tenuità del reato, commette un reato punito regolarmente con reclusione e multa.

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