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Coronavirus: dopo quella del finto tampone arriva la truffa del test sierologico

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Coronavirus: dopo quella del finto tampone arriva la truffa del test sierologico

Il Coronavirus continua a far danni, mietendo vittime anche tra coloro che vengono raggirati da malviventi che, con il pretesto di dover praticare test per verificare la positività al Covid-19, si introducono nelle abitazioni per rubare.

Appena qualche settimana fa, Striscia la Notizia aveva parlato dei falsi operatori della Protezione Civile, che si presentavano a casa delle persone con la scusa di dover eseguire il tampone per rubare soldi e preziosi. È passato poco e già si ritorna a parlare di truffe legate al coronavirus.

Dopo la truffa del finto tampone, adesso arriva quella del finto test sierologico: due donne ad Aversa, infatti, si sono finte operatrici dell’ASL incaricate di effettuare un test sierologico per poter entrare in un’abitazione.

Una volta dentro, approfittando delle mascherine che coprivano loro il volto, hanno minacciato i padroni di casa con una pistola e si sono fatte consegnare i loro averi.

Truffe, rapine, furti… cambia la modalità, la tecnica con cui vengono messe a segno, ma non la sostanza, e tutte alimentano la delinquenza, indistintamente, da nord a sud.

Se ci soffermiamo ad analizzare il motivo del “perché” la gente ruba, sicuramente il primo aspetto che andremo a valutare è il disagio socio economico, che con il tempo assume dimensioni sempre più preoccupanti.

Le misure restrittive che ci sono state imposte per far fronte all’emergenza coronavirus hanno esacerbato una situazione che già era al limite, e le inadeguate misure adottate per aiutare le classi sociali in difficoltà hanno favorito l’intensificazione del fenomeno, che si arricchisce di altre tecniche e strategie.

Se è vero che le truffe si alimentano per lo più dell’iniziativa e della fantasia di chi agisce aiutato da uno o più complici ai danni di anziani, istituzioni e aziende, i furti prevedono un’altra organizzazione, distribuita su più livelli di partecipazione. Le bande sono organizzate in modo che ogni componente abbia ruoli e mansioni diverse in base alla propria collocazione nella struttura gerarchica che viene configurata. Fai clic qui per approfondire l’argomento. Di solito il capo della banda progetta il furto, ma gli esecutori sono quasi sempre stranieri e individui abituati a vivere di espedienti.

Erano rom provenienti dal campo nomadi di Giugliano i 4 conducenti dell’Audi A4 che, lunedì 27 aprile 2020, ha speronato la volante su cui viaggiava l’agente scelto della Polizia di Stato Pasquale Apicella, sopraggiunto per sventare il tentato furto allo sportello del bancomat dell’Istituto di credito Credit Agricole a Napoli.

Due di loro sono stati arrestati appena dopo il tentato furto e la morte dell’agente. Tutti e quattro sono ritenuti responsabili di omicidio volontario, tentata rapina aggravata, tentato furto aggravato e ricettazione.

Per loro stessa ammissione si sa che, prima di colpire il bancomat a Napoli, avevano rubato un’auto per tentare un colpo alla Deutesche Bank di Casoria e, non essendo riusciti nell’intento, avevano lasciato l’auto rubata ed erano saliti a bordo dell’Audi A4 alla volta di Napoli.

La notizia dell’accaduto ha scosso l’intera comunità, che si è stretta attorno alla famiglia dell’agente morto per difendere un’ideale. Adesso, ancora più di prima, ci si interroga su quali siano le possibili misure da assumere per contenere un fenomeno che, quasi con la stessa velocità di un virus, dilaga e si nutre del degrado sociale ed economico, della disperazione di gente emarginata costretta a vivere di espedienti per la mancanza di prospettive concrete cui ancorarsi, ma soprattutto del cinismo di chi non ha ideali e vive solo per sé stesso.

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