Archivio per Categoria Ultim’ora

DiCarmelina Moccia

Immagini della videosorveglianza all’esame dei carabinieri

È di queste ore la notizia del rinvenimento di un nuovo video che potrebbe portare delle novità nelle indagini che sono in corso per determinare con chiarezza la responsabilità dell’efferato omicidio del Vice Brigadiere M. Cerciello Rega, avvenuto a distanza di quaranta giorni dalle sue nozze.


Grazie alle immagini riprese dalle telecamere dell’hotel dove alloggiavano i due cittadini americani e delle attività commerciali disposte lungo il tragitto che hanno percorso gli indagati si sta lentamente ricostruendo ciò che è successo nella notte tra il 25 e il 26 luglio 2019, quando è stato ucciso con undici coltellate Mario Cerciello Rega.

Non sono ancora state trovate le immagini che ritraggono esattamente l’episodio che ha portato alla morte del vice brigadiere, ma il rinvenimento del nuovo filmato lascia ben sperare in una pronta ricostruzione dell’accaduto, sul quale regnano ancora dubbi, alimentati da versioni contrastanti rilasciate dagli indagati, attualmente tenuti nel carcere di Regina Coeli, con l’accusa di omicidio in concorso.

Il legale dei due indagati ha richiesto di poter acquisire i nuovi video per poter far chiarezza sugli eventi e ha altresì presentato istanza di scarcerazione al Tribunale del Riesame.

Visionare le riprese registrate dagli impianti di videosorveglianza dell’hotel e dei negozi aiuterà i carabinieri a ricostruire come si sono svolti i fatti e a procedere dovutamente con l’arresto definitivo dei responsabili.

Almeno questo è quanto è avvenuto ai rapinatori che nel settembre 2018, spacciandosi per carabinieri in borghese, si introdussero nell’abitazione di un imprenditore di Sesto Fiorentino e riuscirono a portare via contante, telefoni e gioielli.

L’uomo stava per rientrare in casa con la sua compagna quando venne avvicinato da tre finti carabinieri in borghese, dotati di paletta, tesserino e finto atto di perquisizione.

La banda fingendo di perquisire casa riuscì a sottrarre un bottino consistente, ma solo alla fine uno dei malviventi si rese conto che l’abitazione era dotata di sistema di videosorveglianza. Sebbene avesse manomesso una telecamera, le immagini registrate a seguito della denuncia presentata dall’imprenditore, sono state visionate dagli inquirenti della Squadra Mobile di Firenze e in collaborazione con la Procura della Repubblica di Firenze è stato possibile procedere all’identificazione dei cinque malviventi, di età compresa tra i 22 e 43 anni, e all'arresto con l’accusa di rapina.

L’utilizzo delle immagini di videosorveglianza nelle indagini delle Forze dell’Ordine è senz’ombra di dubbio fondamentale perché, sebbene la visione e l’analisi richieda tempo, riesce a dare informazioni importanti per l’identificazione dei responsabili e la successiva cattura.

Se anche tu stai pensando di dotare la tua casa di un sistema per il controllo degli accessi e prevenire aggressioni e rapine, contattaci per sapere di più sul nostro impianto tecnologico, grazie al quale riusciamo a svolgere un servizio di portierato e guardiania virtuale in live che evita danni a persone e cose.

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DiCarmelina Moccia

Sicurezza: ritiro a vita della patente per chi usa i social in diretta mentre guida

Sicurezza: ritiro a vita della patente per chi usa i social in diretta mentre guida

È morto anche Antonino Provenzano, il bambino di nove anni rimasto vittima dello schianto avvenuto a Luglio sull’A29 nei pressi di Alcamo.

Antonino era in ospedale, tenuto in coma farmacologico al reparto di Neuro-rianimazione, dal 12 Luglio 2019. Si trovava in auto con il fratello Francesco di 13 anni, morto sul colpo, quando suo padre ha perso il controllo del veicolo dopo aver avviato un video in diretta su un noto social.

Dai controlli è emerso che l’uomo aveva fatto uso di cocaina ed era in possesso di un grammo di droga, custodita nella tasca dei pantaloni.

Per l’uomo, che è ancora in ospedale in gravi condizioni, l’accusa è di omicidio stradale, aggravato dalla circostanza di aver commesso il reato mentre era sotto l’effetto di stupefacenti.

Non è la prima tragedia questa a verificarsi dopo la pubblicazione in diretta di contenuti sui social, perciò il Codacons, l’associazione nata nel 1986 in difesa dei diritti dei consumatori, ha chiesto al Governo di intervenire per modificare urgentemente il Codice della Strada, prevedendo il ritiro a vita della patente e l’incriminazione automatica per “attentato alla sicurezza dei trasporti” per chi usa i social per pubblicare in diretta video o foto mentre guida.

Considerata la frequenza con cui si usa pubblicare video e foto in diretta mentre si è alla guida del veicolo, Codacons ha anche chiesto al noto social Facebook di disporre il blocco sui contenuti pubblicati in diretta dai veicoli in movimento.

La speranza è che si possa in questo modo arginare un fenomeno che sta pericolosamente diventando una moda diffusa tra adulti e giovani, indifferentemente.

Cos’è che spinge una persona a trasmettere in diretta o a pubblicare foto dal proprio veicolo in movimento

Rispondere alla domanda non è così semplice, perché bisognerebbe interpretare aspetti della psiche umana suscettibili di condizionamenti, emozioni e suggestioni varie.

Facile attribuire la diffusione del fenomeno al bisogno di apparire… provando ad andare più a fondo puoi trovare tante altre ragioni, che possono SPINGERE un individuo più o meno suggestionabile ad USARE la diretta sui social per MOSTRARE ai seguaci/follower il proprio STATO…

Lo stato in gergo social si riferisce alla modalità in cui esprimi il tuo essere e spesso la voglia di mostrare di star bene, di aver superato una separazione, un disagio, un litigio per esempio, è più forte della ragione, che invece dovrebbe dominare sull’emotività e mettere al sicuro da certe conseguenze.

Non sappiamo con quale premura il Governo prenderà in carico le richieste di Codacons e quale impatto avrà la notizia della morte di Antonino Provenzano sulle persone che trasmettono in diretta sui social: se si fermeranno cioè a riflettere sulla pericolosità del loro comportamento per sé stessi e per gli altri…

Potremmo disquisire per ore intere sul bisogno che hanno le persone di percepire diversamente le problematiche e sulla capacità di affrontarle con sicurezza.

Quando tocchiamo il tema della sicurezza, intesa nel suo senso più ampio, spesso sottovalutiamo gli aspetti che possono determinare la pericolosità di un’azione e le relative conseguenze, eppure ne va di mezzo la vita di chi amiamo e la nostra…

Rispondere alla domanda ripeto, non è così semplice, bisognerebbe interpretare troppi aspetti, troppe emozioni a volte difficili da controllare, in fondo il punto è tutto concentrato in una singola azione: il controllo.

L’opinione generale considera negativamente il controllo. La persona controllata viene spesso associata a “chi non prova emozioni”.

Ti sei mai chiesto cos’è veramente il controllo?

Il controllo si manifesta nella capacità di valutare quando un’azione può diventare pericolosa e nella capacità di gestire la situazione.

Saresti veramente disposto a sentirti controllato?

Controllare significa valutare e gestire una situazione ed è richiesto un certo grado di responsabilità per praticare il controllo, una condizione purtroppo non condivisibile dai tanti, abituati a percepire ahimè una realtà associata alla condizione di piacere, al divertimento, alla leggerezza/superficialità.

Alla fine si auspica però che qualcuno si assuma questo ruolo indegno e effettui “i dovuti controlli”, per fare cosa, dico a questo punto… forse semplicemente per alimentare le cronache e null’altro…

Come ti dico sempre più spesso: Meditiamo!

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DiCarmelina Moccia

Incendio al deposito di rifiuti speciali a Settimo Milanese

Incendio al deposito di rifiuti speciali a Settimo Milanese

Il fuoco continua a far danni in Lombardia: a Settimo Milanese martedì 9 luglio i cittadini quando si sono risvegliati hanno trovato una colonna di fumo nero nel cielo ad oscurare loro la visuale. Allertati i vigili del fuoco hanno poi saputo dell’incendio avvenuto durante la notte al deposito di rifiuti speciali.

La natura dell’incendio è ancora sconosciuta, ma ciò che è certo è che si è temuto per le sostanze speciali depositate nel deposito. I vigili del fuoco hanno chiarito che l’ala che conteneva le sostanze non è stata raggiunta dalle fiamme e per fortuna sono stati scongiurati notevoli danni all’ambiente e alla salute dei cittadini.

L’intervento tempestivo dei vigili del fuoco ha evitato la totale distruzione del deposito e intanto si ritorna a parlare di “emergenza incendi in Lombardia” e a ipotizzare che gli eventi che già nell’anno precedente sono stati numerosi, possano essere determinati da organizzazioni su cui indagano le Direzioni Distrettuali Antimafia del Nord, di Napoli, di Salerno e della Calabria.

Gli incendi precedenti si sono concentrati su strutture della Lombardia regolarmente autorizzate e capannoni industriali in disuso che stipavano clandestinamente rifiuti provenienti dalla Campania.

L’incendio di Settimo Milanese non ha ancora una sua definizione, non si conosce la ragione per cui durante la notte si sono sviluppate le fiamme nel capannone che ha una struttura ad “L” e ospita polveri derivanti dal processamento di scarti industriali.

I rilievi dei vigili del fuoco hanno restituito una situazione di “non pericolosità” per i cittadini e l’ambiente, pare infatti che a bruciare sia stata gomma, legno e plastica, ma per maggiore sicurezza è arrivata sul posto anche l’Arpa per monitorare e rilevare la concentrazione dell’aria. Al momento non esiste un rischio di emergenza ambientale, tuttavia è stato installato sul tetto del capannone un’apparecchiatura di campionamento dell’aria e i risultati del monitoraggio saranno noti tra una settimana.

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DiCarmelina Moccia

Truffe agli anziani: 58enne incastrato dalle immagini della sorveglianza

Truffe agli anziani: 58enne incastrato dalle immagini della sorveglianza

Approvato all’unanimità dal Senato con 228 voti a favore e un solo astenuto, è adesso all’esame della Camera il disegno di legge che incrementa le pene per chi truffa gli anziani.

Quali sono le pene per chi truffa gli anziani

Attualmente chi approfitta della condizione di vulnerabilità in cui si trova una persona anziana viene punito con le pene previste nei casi di truffa generica, da uno a cinque anni di carcere e multa da 51 a 1032 euro.

Cosa prevede il ddl per il reato di circonvenzione di persone anziane

Il disegno di legge in esame alla Camera in materia di circonvenzione di persone anziane invece prevede la reclusione partendo da pena minima di 2 fino a 6 anni e multa da un minimo di 500 fino a 2.000 euro; l’eventuale sospensione della pena sarà subordinata al risarcimento integrale del danno subito alla parte offesa.

La necessità di modificare gli articoli del codice penale e del codice di procedura penale in materia di circonvenzione di persone anziane nasce dall’esigenza di tutelare persone vulnerabili per la loro età e dall’incremento degli episodi di truffa registrati a seguito della denuncia.

Si stima che negli ultimi mesi il fenomeno è aumentato del 10 – 15%, ma se consideri che questi dati sono elaborati sulla scorta delle denunce presentate, le analisi potrebbero dare una percentuale superiore perché non tutti gli anziani truffati denunciano l’accaduto!

Nonostante gli inviti delle forze dell’ordine a non fare entrare estranei in casa sono ancora tante le persone ultra sessantacinquenni che vengono raggirate da individui senza scrupoli che si improvvisano fornitori di gas, luce e telefono o si fingono amici di parenti in difficoltà per estorcere denaro e preziosi.

È un bollettino di guerra quello che trovi in rete se digiti nella barra della ricerca “Truffe agli anziani 2019”. Alcune truffe sono state sventate dall’intervento tempestivo di parenti sopraggiunti poco prima che i truffatori completassero l’opera. I meno fortunati sono stati invece privati dei propri risparmi e molti, in preda alla vergogna, si sono visti costretti a tacere l’accaduto.

L’ultimo caso si è registrato nella prima settimana di giugno ai danni di un’anziana donna che è stata raggirata da un giovane uomo che si è spacciato per amico del nipote in difficoltà. Dopo averle chiesto 4000 euro per tirar fuori dai guai il nipote, ha telefonato al complice che si è spacciato per il nipote della vittima. Implorando in lacrime affinché l’aiutasse, ha convinto l’anziana donna a consegnare al truffatore soldi e oro. Non è stato recuperato nulla di quanto sottratto e per ora rimane l’amaro in bocca di una truffa rimasta senza colpevoli, ma le cose con il passare dei mesi possono cambiare…

Un esito diverso ha avuto infatti l’episodio verificatosi nel settembre 2018 e legato alla figura di un truffatore di 58 anni che si spostava tra Milano e Napoli per truffare anziani.

L’uomo è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare presso il carcere di Siena, dove sconta una pena per un altro reato, a seguito delle indagini svolte dopo la truffa messa a segno in un quartiere milanese. Dopo aver viaggiato tutta la notte in treno, si è spostato dalla Stazione Centrale fino all’abitazione della vittima in taxi. L’autista del taxi ha atteso il delinquente per cinque minuti e poi lo ha ricondotto in stazione, inconsapevole di favorire un truffatore. L’uomo è riuscito a sottrarre 100 grammi di oro e contante ad una pensionata 70enne, ma grazie alle immagini riprese dalla sorveglianza di una farmacia della zona, è stato possibile risalire al numero della targa del taxi e ripercorrere a ritroso il tragitto percorso dal truffatore. Ancora una volta l’impiego di impianti audio visivi si dimostra di grande aiuto alle forze dell’ordine e, sebbene siano trascorsi diversi mesi dall’episodio, si può dire che finalmente giustizia è stata fatta.

Non si sa se è stato restituito tutto all’anziana donna, trascorsi tanti mesi è difficile che un truffatore possa trovarsi ancora in possesso della refurtiva! L’obbligo di risarcire integralmente il danno inferto alla vittima previsto dal disegno di legge in esame alla Camera, in quest’ottica dovrebbe restituire la dignità sottratta con l’inganno e potrebbe rappresentare un deterrente per chi confida invece di potersela cavare a "buon mercato".

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DiCarmelina Moccia

Operazione Smokin’ field in atto dalle prime ore del giorno mentre la Campania rivive l’incubo dei rifiuti incendiati

Operazione Smokin’ field in atto dalle prime ore del giorno mentre la Campania rivive l’incubo dei rifiuti incendiati

Si terrà oggi la Conferenza Stampa negli uffici della Procura di Roma che riassume gli esiti di sequestri e perquisizioni svolti congiuntamente da Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri nell’ambito dell’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, nelle province di Roma, Latina, Frosinone e Napoli per individuare siti che si occupano di traffico illecito di rifiuti, discariche abusive e scongiurare danni all’ambiente.

L’operazione denominata “Smokin’ Field” si svolge mentre la Campania torna a rivivere l’incubo dei rifiuti per strada e gli incendi ai cassonetti: al momento si contano ben 48 campane, incendiate da delinquenti che con il volto coperto, a bordo di scooter, lanciano tizzoni, provocando tra l’altro anche l’incendio di auto e motorini.

Erano cinque anni che non si verificavano eventi simili e mentre la Procura indaga, il fuoco continua a far danni! L’altra notte al deposito di rifiuti di Sant’Antonio Abate, dove una volta aveva sede una fabbrica di pomodori, e da alcuni mesi adibita a deposito per lo stoccaggio di rifiuti differenziati non tossici da un’azienda che si occupa della nettezza urbana, è stato spento un incendio.

Momenti di tensione sono stati vissuti dalla popolazione costretta ad evacuare le case limitrofi. Non si conosce ancora la natura del rogo, che ha visto impegnati carabinieri della stazione di Sant’Antonio A., Castellammare di Stabia e i vigili del fuoco di Torre del Greco, ma si è fortunatamente scongiurato il pericolo che le fiamme raggiungessero il vicino deposito di legname, che avrebbe reso le operazioni di spegnimento dell’incendio più complicate.

Il clima di questi giorni certo non facilita la situazione e il consigliere comunale di San Giorgio ha già segnalato all’ASL la presenza di rifiuti abbandonati: materassi, plastica, sacchi neri, materiale di risulta e l’erba alta e secca nei pressi dell’asilo nido comunale, dove due mesi fa era stato incendiato un capannone in legno adiacente alla scuola.

Non meno allarmante il contesto che si ritrova a vivere la popolazione di Marano. Per due chilometri, lungo la strada a confine tra Marano e Napoli, si estende infatti una discarica a cielo aperto dove vengono depositati rifiuti di vario genere.

Il Comune di Marano ha presentato un progetto per l’installazione di telecamere di videosorveglianza. Il progetto pare sia stato anche autorizzato dalla Regione, ma i tempi di installazione vanno a rilento e si teme che l’ondata di caldo possa alimentare incendi e recare danni all’ambiente.

Come ogni stagione estiva ci ritroviamo a dover fronteggiare l’emergenza degli incendi e danneggiamenti di vario genere. Eventi il cui verificarsi potrebbe essere scongiurato appunto dall’installazione di impianti di videosorveglianza, previsti tra l’altro nei piani di riqualificazione urbana.

La domanda allora nasce spontanea: ravveduta l’opportunità di sorvegliare le aree con impianti audiovisivi e servizi tecnologici di portierato e guardiania virtuale, perché non si procede alla riqualificazione del territorio e alla salvaguardia dell’ambiente?

Aspettiamo gli esiti dell’operazione Smokin’ Field e speriamo di ottenere qualche risposta che non ci spinga alla muta rassegnazione!

 

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DiCarmelina Moccia

Sicurezza: dopo gli scontri di Genova si tirano le somme e si sentono gli indagati

Sicurezza: dopo gli scontri di Genova si tirano le somme e si sentono gli indagati

Oggi potrei parlarti dell’insegnate della scuola dell’infanzia di Lamezia Terme, che con la scusa di aiutare a disegnare le sue quattro alunne di cinque anni, le prendeva sulle sue gambe e le toccava nelle parti intime.

L’uomo è stato arrestato a seguito delle riprese delle telecamere posizionate dalla polizia dopo le denunce presentate ad aprile dai genitori delle alunne, e sicuramente potrei attirare la tua attenzione parlandoti di quanto sia importante collocare telecamere a circuito chiuso per prevenire maltrattamenti e abusi… ma cadrei nella ripetizione, e per la verità sono pure piuttosto disgustata da quanto è accaduto.

Oggi voglio parlarti invece di quello che sta succedendo a Genova in questi giorni, anzi in queste ore!

Si sono presentati ieri, mercoledì 29 maggio 2019, presso la Procura di Genova, i quattro poliziotti del reparto mobile indagati per lesioni aggravate, procurate con un paio di manganellate al giornalista di Repubblica nell’atto di disperdere i manifestanti che hanno dato luogo agli scontri venerdì scorso, 23 maggio 2019.

La manifestazione di protesta, che è presto degenerata in guerriglia urbana, era stata organizzata dagli antagonisti di Casapound, che aveva deciso di tenere a Genova il comizio conclusivo della campagna elettorale. A difesa del comizio erano stati disposti trecento poliziotti ed erano state blindate due piazze.

Le immagini degli scontri si sono diffuse rapidamente in rete suscitando l’indignazione di chi reputa “eccessivamente violenta” la reazione dei poliziotti per riportare l’ordine, senza ovviamente tener conto della guerriglia messa in atto dai manifestanti, anche contro i poliziotti, che sono diventati bersaglio di lanci di pietre, bottiglie e bastoni.

Il segretario generale della federazione sindacale di polizia in un comunicato invita a riflettere seriamente sull’accaduto e a non generalizzare. La polizia è fatta da uomini che si espongono “per dovere” alla violenza di soggetti che hanno un unico intento: generare disordine. Mantenere l’ordine in tali contesti non è semplice e può capitare a chiunque di restare coinvolto nel disordine scatenato da teppisti che invocano il diritto a protestare. La protesta deve essere esercitata, ma senza per ricorrere alla violenza.

Durante gli scontri sono state fermate due persone e ferite altre tre: due carabinieri e un giornalista, ma si parla solo del giornalista ferito!

È anche naturale che l’attenzione si concentri solo sul giornalista, ma non dimentichiamo che i due carabinieri erano lì per difendere i cittadini che manifestavano pacificamente dagli attacchi violenti dei teppisti. È naturale, anche se difficile da mandar giù, se durante una rissa finisce per prenderle anche chi non c’entra nulla. A questo proposito il colonnello dei carabinieri in congedo, Salvino Paternò per le prossime manifestazioni invoca la presenza di un pubblico ministero che istruisca gli agenti sul da farsi quando l’evento degenera, l’apertura di inchieste giudiziarie per ogni eventuale scontro, l’uso di pettorine per i giornalisti accreditati e altri professionisti che seguono i servizi di ordine pubblico e l’uso di telecamere per ogni operatore dei servizi di sicurezza.

È facile additare la polizia per la forza che ha dovuto impiegare per respingere la violenza, ma ti è mai capitato di avere a che fare con un teppista, e sottolineo “un” solo teppista?

Al giornalista bastonato va tutta la mia solidarietà, ma non posso non comprendere le ragioni di quei uomini, spesso poco più che ventenni, che ogni giorno sono per strada a difendere i cittadini, e mi viene di ricordare le parole della canzone: Signor Tenente di Giorgio Faletti, scritta in memoria delle stragi di Capaci e di via D’Amelio.

Chapeau!

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Individuati grazie alle registrazioni delle telecamere dell’impianto di videosorveglianza i teppisti che hanno incendiato la palestra

Individuati grazie alle registrazioni delle telecamere dell’impianto di videosorveglianza i teppisti che hanno incendiato la palestra

Sono stati individuati grazie alle registrazioni delle telecamere dell’impianto di videosorveglianza i tre teppisti che, nel pomeriggio di sabato 11 maggio 2019, hanno appiccato l’incendio alla palestra della scuola elementare di Casapesenna, in provincia di Caserta.

Fortunatamente la struttura a quell’ora era vuota e quindi non si sono registrati sinistri a carico di persone, ma le pareti e gli attrezzi sono compromessi. Si stima che i danni ammontino ad un importo di € 30.000,00, bilancio che poteva aggravarsi se ci fossero state persone.

I vigili del fuoco sono intervenuti tempestivamente e hanno contenuto l’incendio, confinandolo alla sola palestra.

I tre teppisti sono stati individuati nonostante non fossero alunni della scuola, grazie alle registrazioni delle telecamere dell’impianto di videosorveglianza che ha ripreso le immagini. Una volta sequestrate dalle forze dell’ordine, le immagini sono state esaminate ed è stato possibile individuare i tre giovani che nel pomeriggio di sabato, dopo essersi introdotti all’interno della struttura, hanno dato fuoco ai materassini che vengono utilizzati nello svolgimento delle attività. L’incendio si è propagato velocemente e solo l’intervento tempestivo dei vigili del fuoco ha scongiurato danni di proporzioni notevoli.

Anche questa volta l’impiego della videosorveglianza ha aiutato le forze dell’ordine ad individuare malviventi.

Immagina se invece di un tradizionale impianto di videosorveglianza ci fosse stato un impianto di monitoraggio BOR… i tre teppisti non avrebbero avuto l’opportunità di eludere le barriere e introdursi nella palestra.

Se ci avessero provato un operatore di Tele-presenza, connesso dalla sua piattaforma tecnologica, avrebbe interagito con loro attraverso l’altoparlante dell’impianto, informandoli del fatto che l’area era sottoposta a sorveglianza e li avrebbe costretti ad allontanarsi, prima che arrecassero danni!

La palestra adesso sarebbe ancora utilizzabile dagli alunni della scuola elementare!

Per mostrarti come funziona il servizio di Portierato e Guardiania virtuale svolto in Tele-presenza da BOR, ti propongo il video del tentativo di intrusione che è stato sventato presso un Istituto Scolastico a Capua in provincia di Caserta.

La tecnologia consente di evolvere, ma ciò che deve cambiare innanzitutto è la mentalità.

La società è composta da adulti innanzitutto. Se i risultati del nostro agire sono questi, vuol dire che qualcosa non va per il verso giusto e allora dovremmo interrogarci sull’opportunità di cambiare direzione.

La tecnologia rappresenta un enorme potenziale che consente di evolvere, il segreto sta nella misura, agli adulti l’onere di insegnare “la misura”. Apprendere di giovani annoiati che non sanno fare altro che danneggiare la res publica se tra le mani non hanno un dispositivo elettronico è disarmante e ti induce alla riflessione. Meditiamo…

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Presentato a Napoli il rapporto sulla sicurezza: nuovi servizi digitali integrati

Presentato a Napoli il rapporto sulla sicurezza: servizi digitali

Presentato a Napoli il 9 aprile 2019 il rapporto sulla sicurezza elaborato da Format Reserch per conto di Federsicurezza, la federazione del settore della vigilanza e della sicurezza privata.

Il report ha analizzato attentamente le criticità di una questione che il più delle volte viene sottovalutata: la sicurezza.

Quando parliamo di sicurezza d’istinto un genitore pensa subito alla cintura di contenimento del sedile dell’auto dove è seduto il proprio bambino, immediatamente dopo pensa agli airbag… ma sappiamo bene che sicurezza è un termine che abbraccia più settori.

Pensa alle tue imminenti vacanze, quando ti allontanerai per qualche giorno approfittando dei ponti a cavallo delle festività di Pasqua… a parte le cinture di contenimento, gli airbag, hai pensato a proteggere casa e, se hai un’attività, la tua azienda?

Nel report presentato da Federsicurezza, tra i tanti aspetti, sono stati esaminati i nuovi rischi legati alla sicurezza dei dati oltre che fisica delle persone e delle cose.

Se riflettiamo tutti abbiamo a cuore la sicurezza dei dati: ricorda che l’ultimo acquisto che hai fatto in rete, con tutta probabilità, lo hai fatto per mezzo di PayPall proprio per scongiurare il furto di dati sensibili e in particolare della tua carta di credito!

Dal rapporto è emerso che buona parte delle aziende oltre al furto, alla rapina e ai danneggiamenti temono l’hackeraggio, il furto informatico di materiale strategico, la perdita di dati, le intrusioni nel sistema informatico e il furto fisico dell’hardware.

La diffusione della tecnologia apre indubbiamente a nuove possibilità, ma ci espone pari passo a nuovi rischi, legati alla digitalizzazione. Dall’analisi del report è emerso che per poter fronteggiare i nuovi rischi legati alla cyber security è necessario procedere con la digitalizzazione delle competenze e offrire servizi digitali integrati che possano interpretare le esigenze di sicurezza con soluzioni innovative.

La situazione emersa dallo studio rivela un notevole divario tra Nord e Sud: poche aziende al Nord che offrono servizi di sicurezza, molte al Sud che faticano a tenere il passo in un contesto in continua evoluzione, in cui non c’è la giusta cultura alla sicurezza.

BOR, come azienda che si colloca nel settore dei servizi fiduciari, nel corso degli anni ha analizzato attentamente il mercato e valutato le offerte proposte dalle realtà aziendali in tema di sicurezza e, sfruttando le potenzialità della tecnologia, ha precorso i tempi, sviluppando una vasta offerta di servizi digitali per la sicurezza globale delle persone.

Risultati BOR

Oggi con i suoi oltre 150 tentativi di intrusione sventati offre la possibilità alle aziende che si muovono nel campo della sicurezza privata, di avvantaggiarsi del proprio Now How per creare una rete di servizi integrati per rispondere alle crescenti esigenze di mercato in tema di sicurezza fisica e informatica.

Con il suo team di professionisti esperti in Tecnologia dell’Informazione è in grado di garantire supporto tecnologico alle aziende che temono l’hackeraggio, il furto informatico del materiale strategico, l’intrusione nel sistema informatico, il furto fisico e informatico e la perdita dei dati.

Buona parte delle aziende attualmente sono costrette a rivolgersi a software house per lo sviluppo di sistemi per la gestione aziendale e delle reti informatiche.

Essere competitivi significa analizzare i bisogni delle persone per offrire soluzioni pratiche, veloci e flessibili, che consentano di raggruppare in un unico fornitore più servizi integrati.

Non stiamo parlando di fantascienza, stiamo parlando di BOR, un’azienda all’avanguardia che con i suoi risultati apre a nuove possibilità di collaborazione con le aziende che operano nella sicurezza per offrire al mercato servizi integrati al passo con l’evoluzione tecnologica.

Se desideri informazioni più dettagliate contattaci e richiedi una consulenza gratuita.

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DiCarmelina Moccia

Due operai morti nel milanese mentre lavoravano in cantiere

Due operai morti nel milanese mentre lavoravano in cantiere

Due operai sono morti nel milanese mentre lavoravano nei pressi di un terreno a ridosso del percorso ferroviario, che ogni giorno viene utilizzato da centinaia di pendolari che si recano a lavoro.

Nel 2017 sullo stesso tratto ci fu un’altra vittima: mentre attraversava i binari un uomo venne travolto da un treno in corsa. Da quell’episodio è nata l’esigenza di costruire una paratia che potesse impedire l’accesso dei viaggiatori che quotidianamente scendono dal treno alla stazione di Pieve Emanuele e che prima di raggiungere la strada principale percorrono 200 metri di stradina adiacente i binari e poi attraversano una strada di campagna.

La ditta incaricata dal comune di realizzare l’opera aveva allestito il cantiere da circa un mese per alzare una barriera, là dove in passato c’era un passaggio a livello, per interdire l’accesso ai pendolari.

La Procura adesso indaga per omicidio colposo, la tragedia infatti pare sia stata causata da una manovra sbagliata, compiuta con una gru per spostare una lastra metallica, che ha schiacciato il corpo dei due operai, morti poco dopo il trasporto in pronto soccorso.

L’evento riaccende le polemiche sulle norme di sicurezza adottate di volta in volta dal datore di lavoro, sulla necessità di praticare il controllo degli accessi di aree a rischio, sulla superficialità dei pendolari e impone molte domande: sicuramente la più ovvia è la seguente “si poteva evitare la tragedia”.

Morire sul posto di lavoro è un evento violento e inaccettabile, che segna una grande ferita nel cuore di un paese come l’Italia che vive soprattutto di manovalanza.

Uscire di casa e non tornare più, lasciare a sé stessi figli e mogli. Il lavoro dà dignità, ma spesso si trasforma in una fatale circostanza. Non tutti hanno la fortuna di compiere i cosiddetti “lavori di scrivania” e ogni volta ci si interroga sull’opportunità di fare lavori che comportano una notevole mole di rischio e la risposta è forse sempre la stessa: un’altra inevitabile domanda, "come farne a meno"…

Gli eventi accidentali accadono per il concorso di una serie di circostanze che in alcuni casi sono davvero imprevedibili, ma in linea generale la prevenzione attraverso l’applicazione di opportune norme di sicurezza può evitare o ridurne l’incidenza.

Quanti sono però i cantieri che realmente adottano le misure previste per garantire la sicurezza degli operai e quanti lavoratori sono veramente disposti ad adottare le misure predisposte dai datori di lavoro nella tutela della loro salute?

La verità è che i presidi per la sicurezza comportano un serio costo per il datore e spesso sono visti dai lavoratori come “inutili diavolerie”: caschetti, guanti, mascherine, occhiali, scarpe antinfortunistiche… tanto per citarne alcuni, quanti sono veramente gli operai che li indossano mentre lavorano?

Potrei davvero elencare una infinità di circostanze che messe insieme così come possono provocare un evento così possono anche evitarne il verificarsi…

Adesso è facile dire “si poteva evitare la tragedia”, magari piuttosto che interdire il passaggio con una paratia si poteva installare un impianto di monitoraggio con apparecchiature audiovisive per la rilevazione del passaggio dei pedoni e interdirne il passaggio con la presenza virtuale di un operatore che in tempo reale li avrebbe dissuasi dal percorrere la strada di campagna.

Interdire l’accesso ad un’area rientra nel controllo e gestione degli accessi che normalmente viene praticato da personale sul posto, che però comporta l’assunzione di costi mensili di personale. Certo si potrebbe ovviare con il controllo degli accessi da remoto, ma è un concetto ancora poco diffuso, eppure è indiscutibile l’utilità per evitare il verificarsi di eventi accidentali, contaminazioni ambientali, sinistri, incidenti, incendi e allagamenti.

Come sempre accade in questi casi il senno del poi ci induce a pensare all’ovvietà che abbiamo a portata di mano, ma l’Italia è un paese che accetta lentamente i cambiamenti e l’evoluzione tecnologica. Pertanto prima che ci si educhi a trovare soluzioni evolute piuttosto che rimedi che deturpano persino il territorio, ci vorrà ancora dell’altro tempo, a spese di chi ahimè, subisce il sistema e le regole.

Meditiamo.

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DiGiuliano Salomone

Da recenti studi risulta che la criminalità è in diminuzione

Da recenti studi risulta che la percentuale di criminalità è in diminuzione

Da recenti studi risulta che la percentuale di criminalità nelle regioni italiane è in diminuzione, ma per contro le notizie di cronaca giornaliere non sono rassicuranti.

Negli ultimi anni Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna sono le regioni dove il numero di crimini denunciati è davvero rilevante.

Città normalmente considerate tranquille spiccano ai primi posti mentre altre, tristemente famose per una forte presenza di criminalità, si trovano nelle posizioni più basse.  Milano ormai da tanti anni si assicura il primo posto in classifica per crimini denunciati, e di fatto si accaparra purtroppo anche il tasso di pericolosità più alto d’Italia.

Solo pochi giorni fa infatti, il 18 marzo ’19 sono state incendiate due auto dell’ufficio postale di Rozzano, i Carabinieri hanno avviato le indagini.

Qual è la forma di criminalità più denunciata?

IL furto sicuramente è un fenomeno difficilmente contrastabile e prevedibile, nonostante la tendenza a questa forma di criminalità sia in calo, rappresenta il grosso delle denunce su territorio Lombardo, Piemontese e Romagnolo.

Di certo però non è basandosi sulle denunce esposte alle forze dell’ordine che una città può considerarsi sicura o meno, bisogna infatti prendere in considerazione anche la tendenza a denunciare un atto criminoso, più diffusa nelle città del Nord che del Sud Italia.

 Secondo gli ultimi dati il Salento risulta essere un territorio a rischio: sempre più spesso i cittadini e le imprese che operano sul territorio sono vittime di frequenti eventi criminosi. I sindaci delle province Salentine hanno chiesto aiuto ad organi di governo superiori per la messa in sicurezza della zona con l’intento di arginare questi fenomeni.

Escalation di furti, rapine, incendi di autovetture e sparatorie si leggono nelle pagine di cronaca locali e caratterizzano città come Nardò, Collepasso, Surano, Taviano e Seclì.

Proprio a Taviano nei primi giorni di Marzo c’è stata un’intrusione presso un azienda agricola: dopo l’allarme il proprietario ha effettuato un primo sopralluogo sul posto e ha notato che hanno tentato di scassinare la porta ma è stato solo dopo una mezz’ora che è scattato di nuovo l’allarme, i malviventi infatti erano rimasti in attesa che gli si spianasse la strada per completare il colpo.

Si è ormai instaurato un clima di conflitto soprattutto tra gli imprenditori, che spesso subiscono visite sgradevoli, e i malviventi che perfezionano sempre di più il loro modus operandi.

La sottrazione di macchinari ed utensili da lavoro per un valore di decine di migliaia di euro oltre che rappresentare un danno economico notevole per un‘impresa ne compromette la fluidità dell’attività lavorativa e scoraggia chi magari in quel territorio vorrebbe investire.

La carenza di mezzi delle Forze Dell’Ordine e le scarse misure di sicurezza adottate dagli enti comunali spesso contribuiscono a far percepire più concreto il problema. Pensiamo agli agglomerati industriali: un sistema di illuminazione adeguato facilita il monitoraggio degli accessi alle aziende e funziona come deterrente contro la criminalità.

Negli ultimi mesi si è avuto un calo dei furti in appartamento mentre sono aumentati quelli ai danni di esercizi commerciali e attività culturali.

Quali sono i rimedi più efficaci per contrastare la criminalità e i furti?

La Regione Emilia Romagna per supportare i Militari Dell’Arma e contrastare la criminalità ha investito oltre 2 milioni di euro per la sicurezza delle città, la riqualificazione urbana e la prevenzione di atti criminosi presso complessi edilizi ed industriali.

In che cosa sono stati investiti questi soldi?

Per l’installazione di sistemi di videosorveglianza, 53 i progetti finanziati dal 2014.

Quali sono i risultati dell’impiego di sistemi di videosorveglianza? Una forte diminuzione di furti e rapine nelle città romagnole!

La presenza di telecamere di videosorveglianza ha un notevole impatto sul piano della deterrenza e della prevenzione. L’impiego di sistemi di videosorveglianza rappresenta un fattore di rilievo per la riqualificazione delle città.

Spesso i piccoli comuni, le amministrazioni, i cittadini e tra di loro gli imprenditori si trovano a dover fronteggiare la criminalità nelle sue varie forme e la video sorveglianza abbinata all’azione della vigilanza e delle forze dell’ordine rimane pur sempre il modo più sicuro per proteggersi.

Se desideri informazioni più dettagliate sulla modalità di acquisto delle apparecchiature necessarie al servizio di videosorveglianza per la tua azienda o abitazione, contattaci e richiedi una consulenza gratuita

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