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DiCarmelina Moccia

Come prevenire l’assenteismo con un efficace sistema di controllo degli accessi

Come prevenire l'assenteismo con un efficace sistema di controllo degli accessi

La Legge n. 56/2019 è stata approvata il 19 giugno 2019 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

Cos’è la Legge n. 56/2019?


Anche conosciuta con il nome Legge Concretezza, la Legge 56/2019 è stata approvata dal Ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Buongiorno come misura per introdurre interventi per la concretezza delle azioni della Pubblica Amministrazione e prevenire il fenomeno dell’assenteismo negli enti pubblici. Molto discussa perché tra le altre misure introdotte per la disciplina e l’organizzazione della PA, tra cui anche la videosorveglianza negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia, introduce l’obbligo per 210 mila ATA di rilevazione delle presenze mediante sistemi biometrici e videosorveglianza. Fai click qui per approfondire l’argomento dei lettori biometrici.

Cosa prevede la Legge n. 56/2019?

In sintesi ti elenco le più importanti novità:

  • Istituzione del “Nucleo della Concretezza”, mediante 53 unità addette al controllo del corretto funzionamento delle amministrazioni, mediante visite e sopralluoghi, abilitate a suggerire misure correttive.
  • Misure di contrasto dell’assenteismo.
  • Procedure per accelerare il ricambio generazionale delle PA.

L’art. 1 della Legge 56/2019 stabilisce che per verificare l’osservanza dell’orario di lavoro, le amministrazioni pubbliche devono adottare sistemi di verifica biometrica dell’identità e di videosorveglianza, che andranno a sostituire i badge. Sono esclusi dall’identificazione biometrica le forze dell’ordine, la magistratura, i prefetti e i docenti. Le modalità di controllo biometrico dei dirigenti scolastici, cui saranno sottoposti, saranno stabiliti in concertazione tra il Ministro della PA e il MIUR.

La rilevazione delle presenze nella PA, come ben sai, attualmente è affidata a sistemi di rilevazione automatica. La necessità di introdurre sistemi di verifica biometrica nasce dal diffondersi del fenomeno dell’assenteismo.

Avrai sicuramente appreso la notizia diffusa qualche settimana fa, di alcuni dipendenti di un comune in provincia di Catania che mandavano i figli minori a timbrare la presenza, mentre si dedicavano ad altre attività.

Le “misure di contrasto dell’assenteismo” previste dalla Legge 56/2019 cercano di dare una risposta concreta ad un fenomeno che pesa sui conti dell’Amministrazione Pubblica.

La combinazione di sistemi biometrici a sistemi di videosorveglianza garantirà l’efficacia dei controlli. Se al sistema di videosorveglianza tradizionale viene integrata la tecnologia si potrà addirittura contare sulla presenza remota di un addetto ai controlli, che sorveglia in live che la verifica della presenza con l’identificazione avvenga correttamente.

Il controllo e la gestione degli accessi praticato in Tele-presenza da BOR, consente di procedere all’identificazione del personale in tempo reale e previene il fenomeno dell’assenteismo, come auspicato dal Ministro della PA. Grazie alla combinazione della tecnologia e alla presenza di un operatore connesso in live da remoto si potrà controllare che non avvengano anomalie e sinistri e tutti gli eventi degni di attenzione saranno documentati e disponibili per l’esibizione in sede giudiziaria per comprovare l’eventuale estraneità/colpevolezza.

Attualmente il testo è all’esame del Garante della Privacy e poi passerà alla Conferenza Unificata e al Consiglio di Stato per i pareri.

Secondo il presidente dell’Anief la Legge 56/2019 comporterà notevoli costi per l’installazione innanzitutto dei sistemi e successivamente per l’assistenza e la manutenzione degli stessi, senza considerare poi la violazione della privacy dei dipendenti tenuti ad identificarsi con i nuovi sistemi, che si verrebbe a delineare.

Tu che ne pensi, ritieni sia giusto identificarsi con la propria impronta o la consideri una violazione della tua privacy?

Non credi che la Legge n. 56/2019 possa essere una giusta misura di contrasto dell’assenteismo?

Il sistema di identificazione biometrica per i 210 mila ATA e dirigenti scolastici sarà in vigore con tutta probabilità dal prossimo anno scolastico 2020/2021. Fino ad allora non ti resta che seguire gli eventuali aggiornamenti del caso, oppure puoi contattarci per sapere di più sul tipo di servizio di controllo degli accessi che pratichiamo in Tele-presenza per aziende, privati ed istituzioni.

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DiCarmelina Moccia

Come prevenire incendi negli impianti di trattamento rifiuti

Come prevenire incendi negli impianti di trattamento rifiuti

Nell’articolo precedente (fai click qui per visualizzarlo) abbiamo visto insieme qual è la differenza tra impianti di protezione passiva e attiva nella prevenzione antincendio, questo perché la prevenzione degli eventi è di fondamentale importanza per limitare le possibilità che l’evento si verifichi e per ridurre le conseguenze e l’estensione dell’incendio.

La normativa prevede che il gestore dell’impianto adotti tutte le misure di protezione passiva e attiva previste dal piano di gestione dell’emergenza per garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro, rispettando i criteri operativi e gestionali indicati dalle Linee Guida. Per ottimizzare le misure organizzative e tecniche è necessario: dotare le aree di misure di protezione che garantiscano una efficace compartimentazione rivolta a limitare la propagazione delle fiamme e adottare un’adeguata segnaletica per l’individuazione delle diverse sostanze raccolte e trattate, molti sinistri infatti si verificano a seguito di contatto tra sostanze reagenti.

Se hai un impianto di trattamento di rifiuti devi preoccuparti di fornire un’adeguata informazione e formazione ai tuoi dipendenti per metterli in condizione di saper gestire le situazioni di emergenza, in modo che possano attuare le misure di prevenzione antincendio, di evacuazione dei luoghi, di salvataggio e primo soccorso.

La prevenzione degli incendi negli impianti di trattamento di rifiuti si completa attraverso l’attuazione di molteplici misure, ognuna di esse finalizzata a limitare l’incidenza dei sinistri e a garantire l’incolumità delle persone.

L’individuazione delle possibili cause che potrebbero determinare un innesco ti consentirà di adottare le precauzioni idonee a limitare la propagazione dell’incendio, così come il controllo e il monitoraggio degli impianti antincendio di protezione attiva e passiva ti consentirà di attuare il piano di gestione dell’emergenza secondo quanto previsto dalla normativa.

Le Linee Guida Regionali prescrivono che il monitoraggio degli impianti antincendio avvenga da remoto e in tempo reale, con l’ausilio di sistemi di videosorveglianza ad alta risoluzione adatti a rilevare precocemente l’innesco. L’obiettivo è sempre limitare le conseguenze che un incendio può avere sull’ambiente e sull’incolumità delle persone.

Il monitoraggio da remoto in tempo reale consente di controllare il corretto funzionamento dell’impianto antincendio e rilevare precocemente le anomalie. La manutenzione degli impianti tecnologici e di protezione antincendio va assicurata costantemente, così come la manutenzione delle aree e dei mezzi d’opera.

La tecnologia combinata alla professionalità di chi opera da remoto in tempo reale rappresenta la soluzione più efficace e funzionale che hai al momento per prevenire incendi nel tuo impianto di trattamento rifiuti.

L’innesco di un incendio può avvenire per tante ragioni: un guasto ad un pannello elettrico, un’anomalia negli impianti, l’esposizione di sostanze ad altri reagenti, il dolo…

Solo le indagini che seguono ad un incendio fanno poi chiarezza sulla causa dell’evento, ma la prevenzione gioca un ruolo determinante nella salvaguardia ambientale e nell’incolumità pubblica.

L’impianto di monitoraggio BOR è in grado di prevenire anomalie e sinistri perché essendo dotato di apparecchiature altamente tecnologiche consente di controllare da remoto e in tempo reale gli accessi carrai perimetrali del sito e scongiurare anche gli inneschi di natura dolosa; con l’integrazione di apparecchiature dotate di tecnologia termografica consente di rilevare qualsiasi variazione termica in qualsiasi circostanza. Il controllo è praticato per via telematica da operatori connessi da una piattaforma tecnologica che monitorano costantemente i valori di riferimento. Appena rilevano un evento lo valutano e se lo classificano come pericoloso, te ne danno avviso in modo che tu possa mettere in pratica il piano di gestione delle emergenze e limitare così la propagazione dell’innesco, salvaguardando la salute pubblica e l’ambiente.

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DiCarmelina Moccia

Come funziona l’impianto per la rilevazione degli incendi

Come funziona l’impianto per la rilevazione degli incendi

Le Linee Guida Regionali prescrivono l’obbligo di adeguamento per gli impianti di prevenzione antincendio con apparecchiature tecnologiche ad alta risoluzione che, grazie alla tecnologia di analisi video, sono in grado di rilevare precocemente gli incendi.

La “rilevazione precoce” è garantita dal software di analisi video che è in grado di distinguere un evento sospetto e innescare una precisa risposta per riportare nella normalità i valori di riferimento.

Le Linee Guida Regionali prescrivono che la rilevazione degli incendi avvenga per mezzo di impianti di monitoraggio, altamente tecnologici, controllati h24 da remoto e in tempo reale.

Come avviene il monitoraggio dell’impianto

Il monitoraggio costante dell’impianto è affidato alla supervisione di un operatore di telecontrollo che da remoto, grazie all’osservazione dei valori indicati sui monitor rilevati dall’impianto, è in grado di avviare le procedure di emergenza necessarie ad attivare gli organi preposti alla gestione dell’incendio.

L’impianto di monitoraggio, grazie all’impiego del software di analisi video, riesce a rilevare e classificare le anomalie, consentendo agli operatori addetti al controllo dei valori riportati su particolari monitor di valutare “solo gli eventi degni di attenzione” e avvisare gli amministratori e gli organi preposti alla gestione dell’emergenza.

L’operatore addetto alla supervisione dell’impianto, ha divieto di allontanarsi dalla Sala di Monitoraggio, il suo compito si esaurisce nel momento in cui, grazie alla tecnologia, riesce a rilevare la situazione di pericolo e ne dà notizia ai soggetti incaricati di gestire l’evento.

Il monitoraggio dell’impianto antincendio consente anche di rilevare anomalie di funzionamento e di poter quindi contare sull’efficienza delle apparecchiature. Questo significa che se un’apparecchiatura non è efficiente l’operatore ne rileva immediatamente l’inefficienza e ne dà segnalazione agli amministratori del sito e ai tecnici per l’assistenza.

L’integrazione della tecnologia termografica consente di:

  • rilevare qualsiasi variazione termica in qualsiasi circostanza;
  • rilevare precocemente incendi o intrusioni;
  • prevenire danni e garantire l’incolumità pubblica.

Adeguare l’impianto di protezione antincendio con apparecchiature altamente tecnologiche fornite e controllate h24 in Tele-presenza da BOR rappresenta attualmente l’unico modo che hai per prevenire incendi, danni alla struttura e all’ambiente.

BOR è l’unica azienda in Italia in grado di offrire una soluzione altamente tecnologica, come richiesto dalle Linee Guida Regionali, adatta a controllare perimetralmente da remoto i siti di trattamento di rifiuti e ad adeguare gli impianti.

Gli impianti di monitoraggio BOR sono programmati appositamente per rilevare in tempo reale qualsiasi anomalia e sinistro. La presenza di operatori che supervisionano l’impianto garantisce la tempestività dell’intervento.

Cosa ha di speciale il SISTEMA BOR?

Il vero punto di forza del sistema BOR è il Connubio Tecnologia/Uomo!

Dotare un’azienda di impianto di prevenzione antincendio sprovvisto di controllo da remoto in tempo reale non garantisce gli stessi risultati del SISTEMA BOR.

La peculiarità del sistema di monitoraggio è la presenza costante di operatori addetti alla supervisione da remoto e in live degli impianti con la tecnologia della Tele-presenza.

Come funziona l’impianto di rilevazione incendi

L’impianto di monitoraggio BOR è dotato di apparecchiature/telecamere IP con intelligenza artificiale gestite da un software di analisi video che consente di rilevare in tempo reale, da remoto, le anomalie e i sinistri e intervenire per ripristinare i valori di riferimento.

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DiCarmelina Moccia

Come si ottiene l’Autorizzazione Integrata Ambientale per avviare un impianto di gestione rifiuti

Come si ottiene l’autorizzazione integrata ambientale per avviare un impianto di gestione rifiuti

Se sei in procinto di avviare un’attività di gestione rifiuti devi sapere che recentemente sono state emanate le Linee Guida Regionali che contengono le prescrizioni di prevenzione antincendio da inserire obbligatoriamente negli atti autorizzativi che sono di pertinenza della disciplina della prevenzione incendi.

In aggiunta alla documentazione richiesta dalla normativa e disciplina amministrativa di settore per il rilascio dell’AIA, va prodotta una relazione tecnica (progetto) redatta da un “tecnico abilitato”, con planimetria dettagliata delle aree di conferimento, di lavorazione, di stoccaggio rifiuti recuperati, rifiuti da smaltire, uffici, e la mappatura delle aree dove sono ubicate le attrezzature necessarie al servizio dell’impianto di gestione rifiuti, indicazione degli impianti e dei presidi di prevenzione e protezione antincendio.

Il Comitato Scientifico per la Prevenzione Incendi del Ministero dell’Interno ha approvato i nuovi criteri di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro, che riconosce una maggiore libertà progettuale ai professionisti che devono mettere in pratica la normativa prestazionale, a condizione però che a tale libertà corrisponda una maggiore competenza nella valutazione del rischio di incendio.

La valutazione del rischio di incendio consente di individuare le possibili criticità e di adottare le misure necessarie a limitare l’estensione dell’eventuale incendio con sistemi di protezione passiva, predisponendo corsie e corridoi in muratura idonei a limitare il propagarsi dell’incendio tra i materiali stoccati (compartimentazione) e assicurando al personale presente nell’impianto sistemi e vie di esodo, con appositi cabinati e passerelle.

La domanda di autorizzazione, completa di relazione tecnica (progetto), deve essere presentata alla Regione competente per territorio. Le Autorità Competenti al rilascio dell’autorizzazione ambientale dopo aver esaminato la documentazione e valutato il parere del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco competente per territorio, tenendo conto delle misure adottate per prevenire e limitare gli incendi, provvedono al rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale, necessaria per avviare le operazioni di stoccaggio e trattamento rifiuti.

L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) è l’autorizzazione necessaria per poter esercitare quelle tipologie di attività che possono provocare danni all’ambiente e per uniformarsi ai principi dettati dall’Unione Europea per prevenire incidenti e limitarne le conseguenze.

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DiCarmelina Moccia

Come si adeguano gli impianti di trattamento rifiuti alle Linee Guida Regionali

Come si adeguano gli impianti di trattamento rifiuti alle Linee Guida Regionali

Le prescrizioni di prevenzione antincendio hanno recentemente subito delle importanti integrazioni nella salvaguardia della salute ambientale, rivolte a prevenire e ridurre l’inquinamento proveniente da emissioni nell’aria, nell’acqua e nel suolo.

La giunta regionale della Campania ha emanato le Linee Guida Regionali che contengono le prescrizioni di prevenzione antincendio da inserire obbligatoriamente negli atti autorizzativi per la messa in esercizio degli impianti di trattamento dei rifiuti, con particolare riferimento al monitoraggio h24 dei siti.

Quali sono le finalità delle Linee Guida

Le Linee Guida hanno lo scopo di tracciare l’iter da seguire per l’adeguamento di impianti di trattamento di rifiuti già esistenti e delineare i procedimenti autorizzativi per la messa in esercizio di nuovi impianti.

Qual è il quadro normativo di riferimento per l’autorizzazione di impianti che svolgono attività di trattamento di rifiuti

Il Testo Unico Ambiente, che è stato approvato dal Decreto Legislativo del 3 aprile 2006 n. 152, rappresenta il quadro di riferimento per l’autorizzazione degli impianti che si occupano di trattamento di rifiuti. La disciplina delle procedure di autorizzazione è di competenza Regionale.

L’autorizzazione integrata ambientale, necessaria per le installazioni di impianti che svolgono attività valutate a rischio di incendio per la tipologia e la quantità di materiale trattato, ha per scopo la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento causato dalla movimentazione, dalla cernita, dalla detenzione di materiali negli impianti, viene rilasciata dall’Autorità Competente ai predetti fini ed è subordinata alla presentazione di un’apposita domanda alla Regione competente per territorio, corredata di documentazione tecnica, nonché del progetto dell’impianto di smaltimento e recupero di rifiuti.

Quali sono i tempi concessi agli impianti di gestione di rifiuti già esistenti per l’adeguamento alle Linee Guida Regionali

I soggetti che intendono avviare nuovi impianti di smaltimento e recupero di rifiuti devono obbligatoriamente inserire negli atti relativi a procedimenti autorizzativi per la messa in esercizio degli impianti di trattamento dei rifiuti, le prescrizioni di prevenzione antincendio indicate nelle Linee Guida.

Per gli impianti già esistenti la procedura prevede che l’Autorità Competente che ha rilasciato l’autorizzazione, notifichi l’obbligo di adeguamento impiantistico con i relativi termini di adempimento.

Il progetto di modifica e adeguamento dell’impianto va presentato entro massimo novanta giorni dall’avvenuta notifica dell’obbligo. L’approvazione del progetto avverrà entro sessanta giorni massimo ed entro sei mesi dall’approvazione i lavori di modifica e adeguamento dovranno essere conclusi.

“Gli impianti già esistenti hanno quattro anni per conformarsi ai nuovi standard, i nuovi impianti invece devono soddisfare immediatamente i nuovi requisiti richiesti per svolgere attività di smaltimenti e recupero di rifiuti.”

Cosa prescrivono le Linee Guida in materia di prevenzione incendi

Le Linee Guida Regionali al fine di prevenire e ridurre i rischi di incendio prescrivono l’obbligo di installazione di sistemi integrati di videosorveglianza, altamente tecnologici per il monitoraggio, il controllo e la gestione degli accessi carrai perimetrali. Per le aree destinate allo stoccaggio dei rifiuti e per quelle maggiormente esposte al rischio è inoltre richiesta l’installazione di sistemi di rilevazione con apparecchiature termografiche, per la rilevazione delle variazioni termiche.

Come si adeguano gli impianti di trattamento rifiuti alle Linee Guida Regionali

BOR è l’unica azienda in Italia in grado di offrire una soluzione altamente tecnologica, come richiesto dalle Linee Guida Regionali, adatta a controllare perimetralmente i siti di trattamento di rifiuti da remoto e ad adeguare gli impianti.  Grazie all’impiego di un impianto di monitoraggio appositamente programmato, siamo in grado di rilevare in tempo reale qualsiasi anomalia ed allertare su evento certo il gestore del sito o su delega dello stesso gli organi preposti alla prevenzione ed estinzione dell’incendio.

Come funziona il sistema di monitoraggio BOR

L’impiego di apparecchiature dotate di analisi video e tecnologia termografica ci consente di rilevare qualsiasi variazione termica e intervenire per ripristinare i parametri di riferimento. La tecnologia della Tele-presenza ci permette di interagire con l’ambiente circostante per diffondere comunicati in tempo reale e garantire il controllo degli accessi carrai perimetrali con dissuasione audio. Forniamo comunicazione in tempo reale degli eventi certi a mezzo chat bidirezionale e documentazione da esibire per dimostrare la propria estraneità in eventi accidentali.

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DiCarmelina Moccia

Sicurezza: come difendersi contro furti, scippi e rapine

Sicurezza: come difendersi contro furti, scippi e rapine

Furto, scippo e rapina sono reati contro il patrimonio regolamentati dagli articoli 624, 624 bis e 628 del codice penale.

Il furto si configura come reato meno grave, perché avviene con la sottrazione di beni dalla dimora della vittima senza far uso della violenza ed è punito con la reclusione da uno a quattro anni, su denuncia della vittima.

Il furto spesso si completa sfruttando l’emotività o la distrazione della vittima e talvolta con la coercizione: in tal caso parliamo di rapina, il reato più grave, che prevede l’uso di un’arma per esercitare violenza e costringere la vittima a rivelare il nascondiglio dei preziosi e del contante.

La rapina è punita con la reclusione da 4 a10 anni e multa fino a € 2.500,00.

Qual è la differenza tra furto, scippo e rapina

L’elemento che differenzia scippo e rapina dal furto è la violenza che viene usata per sottrarre beni alla vittima.

Lo scippo si compie principalmente per strada e rappresenta un rischio oltre che per la sicurezza, anche per l’incolumità della vittima che, nel tentativo di preservare ad esempio la borsa, potrebbe resistere allo scippo e cadere malamente sul suolo o finire investita da un’auto in transito.

Non di rado la vittima subisce uno scippo mentre è alla guida della propria auto, perché magari è ferma al semaforo o nel traffico e ha appoggiato la borsa sul sedile o sul cruscotto. Il ladro, muovendosi a bordo di un veicolo a due ruote, è più agile e può afferrare la borsa dal finestrino aperto e allontanarsi rapidamente.

Come ci si difende contro furti, scippi e rapine

DIFENDERSI da scippi e rapine È POSSIBILE adottando quelle normali PRECAUZIONI che detta il “BUON SENSO”. Adesso ti elenco una serie di atteggiamenti da assumere per non subire scippi e rapine.

  • Cammina sul marciapiede di senso opposto a quello dei veicoli, in modo da avere la visuale completa di chi ti sta di fronte.
  • Indossa la borsa dal lato interno del marciapiede.
  • Cammina in prossimità del perimetro degli edifici, non sul ciglio del marciapiede.

Se nonostante tutto riescono ad afferrare la borsa, cerca di NON OPPORRE RESISTENZA, rischieresti di cadere e peggio ancora, di essere investito da un’auto che non fa in tempo ad accorgersi di te che sei a terra.

Se devi prelevare contanti allo sportello automatico, verifica di non essere circondato da persone sospette. Non custodire il contante che hai prelevato nella borsa, mettilo nella tasca interna dell’abito che indossi.

Se ti avvicinano e ti minacciano con un’arma per farsi consegnare il contante, non fare l’eroe, pensa al valore che ha la tua vita: non c’è equilibrio, PENSA A SALVARTI LA VITA, non reagire con gesti inconsulti, ricorda che le forze dell’ordine hanno il compito di eseguire l’arresto, non tu!

In compenso PUOI AIUTARE le indagini concentrando l’attenzione sui DETTAGLI dell’auto o dello scooter su cui si allontanano i malviventi, l’abbigliamento che indossano per esempio, per poi riferirli ai CARABINIERI quando vai a fare la DENUNCIA.

Per DIFENDERSI contro i FURTI è necessario assumere alcuni ACCORGIMENTI e proteggere gli accessi con inferriate, porte blindate, sistemi di allarme, impianti di monitoraggio tecnologici, impianti audiovisivi.

Potresti trovare molto utile AFFIDARE il controllo e la gestione degli accessi a BOR, che svolge il servizio di guardiania virtuale in tempo reale.

PREVENIRE le aggressioni è sempre meglio che affrontarne le CONSEGUENZE.

  • Ricorda inoltre di non lasciare le finestre e la porta di casa aperta quando ti allontani;
  • Non pubblicare notizie di te che sei distante da casa sui social;
  • Non comunicare le date dei periodi in cui ti allontani dalla tua abitazione a persone che hai conosciuto da poco;
  • Lascia le luci accese mentre sei lontano da casa...

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Violazione della privacy: Interferenze illecite nella vita privata

Violazione della privacy: Interferenze illecite nella vita privata

In un precedente articolo abbiamo visto insieme come si fa ad installare una telecamera senza incorrere nel reato di Interferenze illecite nella vita privata. Fai click qui per approfondire l’argomento.

È importante che l’occhio della telecamera non inquadri parti private non agilmente visibili a terzi.

Come è punito chi commette il reato di interferenze illecite nella vita privata

L’art. 615 bis del codice penale punisce, con la reclusione da sei mesi a quattro anni e con la corresponsione di una somma a titolo di un risarcimento alla parte offesa, chi si procura indebitamente immagini o notizie attinenti la vita privata del vicino.

Una recente sentenza emessa dalla Suprema Corte di Cassazione ha generato diverse discussioni, perché ha prosciolto dall'accusa di interferenze illecite nella vita privata l’uomo che, dalla finestra della casa materna, ha fotografato e filmato le immagini di una donna che usciva nuda dalla doccia.

La sentenza trova fondamento nel principio secondo il quale la donna, non avendo messo le tende alla finestra, "non ha posto divieto" e ha tacitamente acconsentito alla ripresa.

La sentenza della Cassazione Penale n. 40577 del 30 ottobre 2008 impone che l’occhio della telecamera non inquadri parti private non agilmente visibili a terzi. Nella fattispecie dell’uomo accusato di aver violato la privacy della donna, la Cassazione denota la mancanza del requisito fondamentale affinché si realizzi il reato di interferenze illecite.

Nel momento in cui l’uomo, che si trovava nell’immobile di fronte a quello della donna, ha inquadrato “agilmente” la scena non ha compiuto violazione della privacy: siccome non c’erano ostacoli che rappresentassero divieti all’inquadratura, la donna ha autorizzato tacitamente il comportamento dell’uomo.

Quando si configura il reato di interferenze illecite nella vita privata

Il reato di interferenze illecite nella vita privata si realizza quando chi filma o scatta la foto viola deliberatamente il “divieto”. Il divieto può essere manifestato mediante l’applicazione di una comune schermatura, di solito si tratta di una tenda alla finestra.

Immagina di stare in casa seduto comodamente a guardare la TV. Dalla finestra alla tua destra noti che una persona sta rivolgendo l’obiettivo della sua apparecchiatura verso la tua direzione, puoi chiudere le tende e porre così il divieto di essere inquadrato oppure continui a goderti il tuo programma preferito in TV.

Se continui a guardare la TV senza chiudere le tende autorizzi tacitamente l’inquadratura e la ripresa di immagini attinenti la tua vita privata, e se farai ricorso contro la persona che si è procurato le immagini, la tua richiesta di risarcimento non sarà accolta, perché non accostando le tende hai tacitamente autorizzato il suo comportamento.

Ci sono tante fattispecie e altrettante sentenze emesse ad integrazione della norma e che hanno cercato di chiarire le disposizioni in materia di interferenze illecite nella vita privata e contemplare diverse situazioni configurabili nel reato.

Nel corso degli anni la violazione della privacy e della vita privata, per merito o demerito della diffusione delle tecnologie, ha assunto sempre più nuove sfumature, inducendo chi applica le leggi a formulare aggiustamenti e integrazioni per regolare tutte le casistiche presentate dalle parti offese.

In materia di videosorveglianza la tendenza è rivolta verso una maggiore flessibilità, per consentire l’installazione di impianti audiovisivi per motivi di sicurezza: è il caso dell’installazione delle telecamere private lungo il perimetro della proprietà, oggi ti basta esporre il cartello di avvertimento e non rischi di incorrere nel reato di interferenze illecite nella vita privata, continua a leggere >>

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DiCarmelina Moccia

Qual è la durata di registrazione di una telecamera?

Qual è la durata di registrazione di una telecamera?

Se stai per acquistare una telecamera devi sapere che la scelta di un modello piuttosto che un altro può influenzarne la durata di registrazione.

La tipologia di telecamera influisce infatti sull’occupazione di memoria e quindi sul tempo delle riprese. È il caso delle telecamere full HD per esempio: per garantire immagini ad alta risoluzione, il salvataggio richiederà uno spazio 4-5 volte superiore rispetto ad una telecamera tradizionale.

Sicuramente anche il supporto di registrazione che decidi di usare influisce sulla durata di registrazione della telecamera: qualora tu scelga di registrare i dati su una scheda SD card di 16 o 32 GB sappi che la prestazione sarà ridotta rispetto a quella garantita da un Hard Disk di 1 TB.

Un altro fattore che incide sulla durata è la modalità di registrazione. Puoi optare per la registrazione continua oppure a rilevazione di movimento. Se scegli di registrare le immagini solo quando viene rilevato un movimento la durata della registrazione si allunga. Nel caso in cui tu decida di registrare le immagini H24 la durata si riduce invece notevolmente.

Ricapitolando, i tre principali fattori che influiscono sulla durata di registrazione di una telecamera sono:

  • supporto per la registrazione;
  • risoluzione di salvataggio delle immagini;
  • modalità di registrazione.

Quanto durano le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza

Tenendo in considerazione quanto detto finora posso concludere che se utilizzi una SD card per la registrazione, la durata varia da poche ore a 2-3 giorni, se invece utilizzi un hard disk la durata si allunga notevolmente a una settimana e in alcuni casi può arrivare fino a trenta giorni.

Quali sono le alternative ai tradizionali metodi di registrazione

Se decidi di adeguare il tuo impianto di videosorveglianza la durata di registrazione può mutare.

Se acquisti telecamere IP puoi collegarle all’NVR, che a differenza del DVR, puoi archiviare su server le immagini registrate e disporre di un backup delle registrazioni; potrai quindi evitare di usare memoria su dispositivi e di subire improvvise perdite di dati in caso di guasti. Leggi le differenze tra DVR e NVR, fai click qui.

In alternativa le telecamere IP dotate di Micro SD da 128 GB ti consentono di memorizzare fino a 28 giorni di riprese continue.

La registrazione cloud ti permette di accedere alle immagini da qualsiasi dispositivo, in qualsiasi momento, purché tu sia ovviamente connesso a Internet. Puoi acquistare ulteriore spazio presso il tuo Provider e assicurarti la libertà di scegliere la modalità di registrazione a te più consona, senza preoccuparti dei limiti di capienza e di assicurarti la migliore qualità di immagini full HD.

Se hai ancora dubbi sulla durata di registrazione delle telecamere puoi contattarci e richiedere una consulenza, ti aiuteremo a scegliere la migliore soluzione per il tuo impianto di sorveglianza più funzionale alle tue esigenze.

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DiCarmelina Moccia

Quali sono le pene previste per violazione di domicilio, furti e rapine

Quali sono le pene previste per violazione di domicilio, furti e rapine

La recente approvazione della nuova legge sulla legittima difesa ha generato un inasprimento delle pene per la violazione di domicilio, i furti e le rapine.

La nuova legge presenta in totale nove articoli che vanno a rettificare non solo l’art 52 del codice penale che regola la legittima difesa, ma prende in esame anche i reati contro il patrimonio e la violazione di domicilio.

Cos’è la violazione di domicilio

La violazione di domicilio, secondo quanto stabilito dall’art. 614 del codice penale, avviene quando una persona si introduce in una dimora privata senza il consenso di colui che è autorizzato a vietarne l’accesso. L’articolo della nuova legge sulla legittima difesa ha inasprito la pena che andava da un minimo di sei mesi fino a tre anni di reclusione, stabilendo un periodo di reclusione per chi viola l’altrui dimora maggiore, precisamente: da uno a quattro anni. Se l’intrusione è caratterizzata da violenza sulle cose o sulle persone la reclusione passa da uno a cinque anni, a due a sei anni.

Pene più severe anche nel caso in cui alla violazione del domicilio segue il furto; in tal caso infatti la pena passa da quattro a sette anni di reclusione. Prima che fosse approvata la nuova legge la pena prevista per chi si introduceva nell’altrui dimora senza averne il consenso e sottraeva beni era da tre a sei anni di reclusione.

Quando il furto viene praticato con l’uso di armi o narcotici la pena si inasprisce notevolmente, infatti chi sottrae beni facendo uso di armi o narcotici rischia di finire in carcere anche per dieci anni e di essere condannato a corrispondere una multa di 2.500,00 €.

Chi compie rapine rischia di restare in carcere da cinque a dieci anni, anche in questo caso il periodo minimo è aumentato e non è escluso che nel definire la pena si possano considerare ulteriori circostanze “aggravanti”.

Qual è la differenza tra furto, rapina e scippo

Furto, rapina e scippo sono tutti reati contro il patrimonio: Il furto è il reato meno grave, e consiste nel sottrarre beni altrui per trarne profitto senza fare uso della violenza. Per intenderci il furto avviene quando viene sottratta merce in un negozio, approfittando della distrazione del titolare.

Lo scippo si caratterizza per la violenza fisica che viene esercitata sulla vittima per sottrarle un bene, per esempio strappandole di mano o da dosso una borsa mentre cammina per strada.

La rapina è il più grave dei tre reati perché si compie esercitando violenza sulla vittima con l’uso di armi, per esempio minacciando il gioielliere con una pistola per farsi aprire la cassaforte.

Quando è punibile il furto

Per poter punire chi ha commesso un furto è necessario che la vittima presenti querela. Lo scippo è punito con la stessa pena prevista per chi compie un furto in un edificio, sia esso adibito alla privata dimora o all’esercizio di un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.

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DiCarmelina Moccia

Nuova legge sulla legittima difesa

Nuova legge sulla legittima difesa

Approvata la legge n. 36 del 26 aprile 2019 sulla legittima difesa, che introduce importanti rettifiche agli articoli del codice penale, codice di procedura penale e codice civile che, nel corso degli ultimi mesi soprattutto, in concomitanza con il succedersi di casi di furto finiti male per i malviventi, hanno suscitato accese discussioni tra le varie rappresentanze politiche e l’opinione pubblica sul principio della proporzionalità dell’offesa e la discrezionalità del giudice nel valutare lo stato di eccesso colposo.

La legge contiene nove articoli che nello specifico apportano rettifiche agli art 52, 55, 164, 614, 624-bis, 628 del codice penale, l’art 2044 sulla legittima difesa del codice civile e 132-bis del codice di procedura penale.

La nuova legge considera sempre sussistente il rapporto di proporzionalità dell’offesa, pertanto è sempre legittima la difesa esercitata da chi, nel proprio domicilio o nella propria attività commerciale, professionale o imprenditoriale, respinge un’intrusione esercitata con violenza o con uso di armi contro sé stesso o i propri cari da estranei.

Colui che agisce in difesa di sé stesso o dei membri della sua famiglia in stato di grave turbamento non è punibile, anche se occorre l’eccesso colposo.

Puoi fare click qui per leggere un precedente articolo, in cui vengono sviluppate le problematiche legate alla gestione dello stato di turbamento, dal quale in precedenza dipendeva una controversia sulla discrezionalità del giudice nel giudicare la punibilità o la non punibilità del soggetto che respinge l’intrusione.

La nuova legge sulla legittima difesa tuttavia sembra già aver suscitato discussioni.

In particolare l’affermazione per cui: è sempre proporzionata l’offesa recata con un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo a difendere la propria o altrui incolumità, i beni propri o altrui quando l’intruso continua nel suo intento e persiste lo stato di pericolo di aggressione.

La discussione nasce dall’indicazione dell’arma legittimamente detenuta come elemento necessario per respingere l’offesa. Il dubbio è il seguente: se la vittima usa un’arma non detenuta legalmente sarà ritenuto colpevole di omicidio volontario?

È chiaro che prima che la nuova legge diventi perfettamente funzionale, passeranno diversi mesi e forse anche anni e occorrerà l’applicazione di specialisti che grazie alle sentenze metteranno a punto rettifiche che contemplano e regolano tutti i casi.

Nel frattempo il testo che è stato approvato rappresenta già un “punto di partenza” e soprattutto un monito per i malintenzionati, che prima di introdursi in un’abitazione, un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale dovranno valutare bene le conseguenze che potrebbero subire dal loro agire.

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