Due operai morti nel milanese mentre lavoravano in cantiere

DiCarmelina Moccia

Due operai morti nel milanese mentre lavoravano in cantiere

Due operai morti nel milanese mentre lavoravano in cantiere

Due operai sono morti nel milanese mentre lavoravano nei pressi di un terreno a ridosso del percorso ferroviario, che ogni giorno viene utilizzato da centinaia di pendolari che si recano a lavoro.


Nel 2017 sullo stesso tratto ci fu un’altra vittima: mentre attraversava i binari un uomo venne travolto da un treno in corsa. Da quell’episodio è nata l’esigenza di costruire una paratia che potesse impedire l’accesso dei viaggiatori che quotidianamente scendono dal treno alla stazione di Pieve Emanuele e che prima di raggiungere la strada principale percorrono 200 metri di stradina adiacente i binari e poi attraversano una strada di campagna.

La ditta incaricata dal comune di realizzare l’opera aveva allestito il cantiere da circa un mese per alzare una barriera, là dove in passato c’era un passaggio a livello, per interdire l’accesso ai pendolari.

La Procura adesso indaga per omicidio colposo, la tragedia infatti pare sia stata causata da una manovra sbagliata, compiuta con una gru per spostare una lastra metallica, che ha schiacciato il corpo dei due operai, morti poco dopo il trasporto in pronto soccorso.

L’evento riaccende le polemiche sulle norme di sicurezza adottate di volta in volta dal datore di lavoro, sulla necessità di praticare il controllo degli accessi di aree a rischio, sulla superficialità dei pendolari e impone molte domande: sicuramente la più ovvia è la seguente “si poteva evitare la tragedia”.

Morire sul posto di lavoro è un evento violento e inaccettabile, che segna una grande ferita nel cuore di un paese come l’Italia che vive soprattutto di manovalanza.

Uscire di casa e non tornare più, lasciare a sé stessi figli e mogli. Il lavoro dà dignità, ma spesso si trasforma in una fatale circostanza. Non tutti hanno la fortuna di compiere i cosiddetti “lavori di scrivania” e ogni volta ci si interroga sull’opportunità di fare lavori che comportano una notevole mole di rischio e la risposta è forse sempre la stessa: un’altra inevitabile domanda, "come farne a meno"…

Gli eventi accidentali accadono per il concorso di una serie di circostanze che in alcuni casi sono davvero imprevedibili, ma in linea generale la prevenzione attraverso l’applicazione di opportune norme di sicurezza può evitare o ridurne l’incidenza.

Quanti sono però i cantieri che realmente adottano le misure previste per garantire la sicurezza degli operai e quanti lavoratori sono veramente disposti ad adottare le misure predisposte dai datori di lavoro nella tutela della loro salute?

La verità è che i presidi per la sicurezza comportano un serio costo per il datore e spesso sono visti dai lavoratori come “inutili diavolerie”: caschetti, guanti, mascherine, occhiali, scarpe antinfortunistiche… tanto per citarne alcuni, quanti sono veramente gli operai che li indossano mentre lavorano?

Potrei davvero elencare una infinità di circostanze che messe insieme così come possono provocare un evento così possono anche evitarne il verificarsi…

Adesso è facile dire “si poteva evitare la tragedia”, magari piuttosto che interdire il passaggio con una paratia si poteva installare un impianto di monitoraggio con apparecchiature audiovisive per la rilevazione del passaggio dei pedoni e interdirne il passaggio con la presenza virtuale di un operatore che in tempo reale li avrebbe dissuasi dal percorrere la strada di campagna.

Interdire l’accesso ad un’area rientra nel controllo e gestione degli accessi che normalmente viene praticato da personale sul posto, che però comporta l’assunzione di costi mensili di personale. Certo si potrebbe ovviare con il controllo degli accessi da remoto, ma è un concetto ancora poco diffuso, eppure è indiscutibile l’utilità per evitare il verificarsi di eventi accidentali, contaminazioni ambientali, sinistri, incidenti, incendi e allagamenti.

Come sempre accade in questi casi il senno del poi ci induce a pensare all’ovvietà che abbiamo a portata di mano, ma l’Italia è un paese che accetta lentamente i cambiamenti e l’evoluzione tecnologica. Pertanto prima che ci si educhi a trovare soluzioni evolute piuttosto che rimedi che deturpano persino il territorio, ci vorrà ancora dell’altro tempo, a spese di chi ahimè, subisce il sistema e le regole.

Meditiamo.

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Info sull'autore

Carmelina Moccia administrator

Web Master, Seo Copywriter. Ha pubblicato Irene ha sempre freddo (Edizioni Progetto Cultura, 2013), Difesa a zona (articolo giornalistico, finalista alla xiv edizione del Premio nazionale Maria Santoro, 2013), Fuori dal limite (nell’antologia di racconti Il tempo dell’assenza, Edizioni Spartaco, 2015), Dietro una porta (nell'antologia di racconti Parole in viaggio, Edizioni Spartaco, 2017). Menzione d’onore per la prosa al Premio letterario Valentina per l’opera La finestra sul freddo viale d’inverno e al Premio Giovane Holden per l’opera Donne Pericolose. Ha pubblicato Bit alla scoperta del codice ascii (Progetto Cultura, 2011), Il topolino bianco e Ti stringo forte al cuore (Fara Editore, 2012), Non smetto di sperare (Fara Editore, 2014). Ha partecipato a quattro laboratori di scrittura creativa organizzati dalla casa editrice Spartaco e condotti da G. Graziano, durante i quali ha composto numerosi racconti. Partecipa al laboratorio di scrittura creativa Di lama e di trama, tenuto dalla scrittrice Antonella Cilento, finalista Premio Strega 2014, fondatrice e direttrice di Lalineascritta Laboratori di Scrittura, e organizzato dalla casa editrice Spartaco.

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