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DiCarmelina Moccia

Incendio al deposito di rifiuti speciali a Settimo Milanese

Incendio al deposito di rifiuti speciali a Settimo Milanese

Il fuoco continua a far danni in Lombardia: a Settimo Milanese martedì 9 luglio i cittadini quando si sono risvegliati hanno trovato una colonna di fumo nero nel cielo ad oscurare loro la visuale. Allertati i vigili del fuoco hanno poi saputo dell’incendio avvenuto durante la notte al deposito di rifiuti speciali.


La natura dell’incendio è ancora sconosciuta, ma ciò che è certo è che si è temuto per le sostanze speciali depositate nel deposito. I vigili del fuoco hanno chiarito che l’ala che conteneva le sostanze non è stata raggiunta dalle fiamme e per fortuna sono stati scongiurati notevoli danni all’ambiente e alla salute dei cittadini.

L’intervento tempestivo dei vigili del fuoco ha evitato la totale distruzione del deposito e intanto si ritorna a parlare di “emergenza incendi in Lombardia” e a ipotizzare che gli eventi che già nell’anno precedente sono stati numerosi, possano essere determinati da organizzazioni su cui indagano le Direzioni Distrettuali Antimafia del Nord, di Napoli, di Salerno e della Calabria.

Gli incendi precedenti si sono concentrati su strutture della Lombardia regolarmente autorizzate e capannoni industriali in disuso che stipavano clandestinamente rifiuti provenienti dalla Campania.

L’incendio di Settimo Milanese non ha ancora una sua definizione, non si conosce la ragione per cui durante la notte si sono sviluppate le fiamme nel capannone che ha una struttura ad “L” e ospita polveri derivanti dal processamento di scarti industriali.

I rilievi dei vigili del fuoco hanno restituito una situazione di “non pericolosità” per i cittadini e l’ambiente, pare infatti che a bruciare sia stata gomma, legno e plastica, ma per maggiore sicurezza è arrivata sul posto anche l’Arpa per monitorare e rilevare la concentrazione dell’aria. Al momento non esiste un rischio di emergenza ambientale, tuttavia è stato installato sul tetto del capannone un’apparecchiatura di campionamento dell’aria e i risultati del monitoraggio saranno noti tra una settimana.

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DiCarmelina Moccia

Truffe agli anziani: 58enne incastrato dalle immagini della sorveglianza

Truffe agli anziani: 58enne incastrato dalle immagini della sorveglianza

Approvato all’unanimità dal Senato con 228 voti a favore e un solo astenuto, è adesso all’esame della Camera il disegno di legge che incrementa le pene per chi truffa gli anziani.

Quali sono le pene per chi truffa gli anziani

Attualmente chi approfitta della condizione di vulnerabilità in cui si trova una persona anziana viene punito con le pene previste nei casi di truffa generica, da uno a cinque anni di carcere e multa da 51 a 1032 euro.

Cosa prevede il ddl per il reato di circonvenzione di persone anziane

Il disegno di legge in esame alla Camera in materia di circonvenzione di persone anziane invece prevede la reclusione partendo da pena minima di 2 fino a 6 anni e multa da un minimo di 500 fino a 2.000 euro; l’eventuale sospensione della pena sarà subordinata al risarcimento integrale del danno subito alla parte offesa.

La necessità di modificare gli articoli del codice penale e del codice di procedura penale in materia di circonvenzione di persone anziane nasce dall’esigenza di tutelare persone vulnerabili per la loro età e dall’incremento degli episodi di truffa registrati a seguito della denuncia.

Si stima che negli ultimi mesi il fenomeno è aumentato del 10 – 15%, ma se consideri che questi dati sono elaborati sulla scorta delle denunce presentate, le analisi potrebbero dare una percentuale superiore perché non tutti gli anziani truffati denunciano l’accaduto!

Nonostante gli inviti delle forze dell’ordine a non fare entrare estranei in casa sono ancora tante le persone ultra sessantacinquenni che vengono raggirate da individui senza scrupoli che si improvvisano fornitori di gas, luce e telefono o si fingono amici di parenti in difficoltà per estorcere denaro e preziosi.

È un bollettino di guerra quello che trovi in rete se digiti nella barra della ricerca “Truffe agli anziani 2019”. Alcune truffe sono state sventate dall’intervento tempestivo di parenti sopraggiunti poco prima che i truffatori completassero l’opera. I meno fortunati sono stati invece privati dei propri risparmi e molti, in preda alla vergogna, si sono visti costretti a tacere l’accaduto.

L’ultimo caso si è registrato nella prima settimana di giugno ai danni di un’anziana donna che è stata raggirata da un giovane uomo che si è spacciato per amico del nipote in difficoltà. Dopo averle chiesto 4000 euro per tirar fuori dai guai il nipote, ha telefonato al complice che si è spacciato per il nipote della vittima. Implorando in lacrime affinché l’aiutasse, ha convinto l’anziana donna a consegnare al truffatore soldi e oro. Non è stato recuperato nulla di quanto sottratto e per ora rimane l’amaro in bocca di una truffa rimasta senza colpevoli, ma le cose con il passare dei mesi possono cambiare…

Un esito diverso ha avuto infatti l’episodio verificatosi nel settembre 2018 e legato alla figura di un truffatore di 58 anni che si spostava tra Milano e Napoli per truffare anziani.

L’uomo è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare presso il carcere di Siena, dove sconta una pena per un altro reato, a seguito delle indagini svolte dopo la truffa messa a segno in un quartiere milanese. Dopo aver viaggiato tutta la notte in treno, si è spostato dalla Stazione Centrale fino all’abitazione della vittima in taxi. L’autista del taxi ha atteso il delinquente per cinque minuti e poi lo ha ricondotto in stazione, inconsapevole di favorire un truffatore. L’uomo è riuscito a sottrarre 100 grammi di oro e contante ad una pensionata 70enne, ma grazie alle immagini riprese dalla sorveglianza di una farmacia della zona, è stato possibile risalire al numero della targa del taxi e ripercorrere a ritroso il tragitto percorso dal truffatore. Ancora una volta l’impiego di impianti audio visivi si dimostra di grande aiuto alle forze dell’ordine e, sebbene siano trascorsi diversi mesi dall’episodio, si può dire che finalmente giustizia è stata fatta.

Non si sa se è stato restituito tutto all’anziana donna, trascorsi tanti mesi è difficile che un truffatore possa trovarsi ancora in possesso della refurtiva! L’obbligo di risarcire integralmente il danno inferto alla vittima previsto dal disegno di legge in esame alla Camera, in quest’ottica dovrebbe restituire la dignità sottratta con l’inganno e potrebbe rappresentare un deterrente per chi confida invece di potersela cavare a "buon mercato".

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DiCarmelina Moccia

Operazione Smokin’ field in atto dalle prime ore del giorno mentre la Campania rivive l’incubo dei rifiuti incendiati

Operazione Smokin’ field in atto dalle prime ore del giorno mentre la Campania rivive l’incubo dei rifiuti incendiati

Si terrà oggi la Conferenza Stampa negli uffici della Procura di Roma che riassume gli esiti di sequestri e perquisizioni svolti congiuntamente da Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri nell’ambito dell’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, nelle province di Roma, Latina, Frosinone e Napoli per individuare siti che si occupano di traffico illecito di rifiuti, discariche abusive e scongiurare danni all’ambiente.

L’operazione denominata “Smokin’ Field” si svolge mentre la Campania torna a rivivere l’incubo dei rifiuti per strada e gli incendi ai cassonetti: al momento si contano ben 48 campane, incendiate da delinquenti che con il volto coperto, a bordo di scooter, lanciano tizzoni, provocando tra l’altro anche l’incendio di auto e motorini.

Erano cinque anni che non si verificavano eventi simili e mentre la Procura indaga, il fuoco continua a far danni! L’altra notte al deposito di rifiuti di Sant’Antonio Abate, dove una volta aveva sede una fabbrica di pomodori, e da alcuni mesi adibita a deposito per lo stoccaggio di rifiuti differenziati non tossici da un’azienda che si occupa della nettezza urbana, è stato spento un incendio.

Momenti di tensione sono stati vissuti dalla popolazione costretta ad evacuare le case limitrofi. Non si conosce ancora la natura del rogo, che ha visto impegnati carabinieri della stazione di Sant’Antonio A., Castellammare di Stabia e i vigili del fuoco di Torre del Greco, ma si è fortunatamente scongiurato il pericolo che le fiamme raggiungessero il vicino deposito di legname, che avrebbe reso le operazioni di spegnimento dell’incendio più complicate.

Il clima di questi giorni certo non facilita la situazione e il consigliere comunale di San Giorgio ha già segnalato all’ASL la presenza di rifiuti abbandonati: materassi, plastica, sacchi neri, materiale di risulta e l’erba alta e secca nei pressi dell’asilo nido comunale, dove due mesi fa era stato incendiato un capannone in legno adiacente alla scuola.

Non meno allarmante il contesto che si ritrova a vivere la popolazione di Marano. Per due chilometri, lungo la strada a confine tra Marano e Napoli, si estende infatti una discarica a cielo aperto dove vengono depositati rifiuti di vario genere.

Il Comune di Marano ha presentato un progetto per l’installazione di telecamere di videosorveglianza. Il progetto pare sia stato anche autorizzato dalla Regione, ma i tempi di installazione vanno a rilento e si teme che l’ondata di caldo possa alimentare incendi e recare danni all’ambiente.

Come ogni stagione estiva ci ritroviamo a dover fronteggiare l’emergenza degli incendi e danneggiamenti di vario genere. Eventi il cui verificarsi potrebbe essere scongiurato appunto dall’installazione di impianti di videosorveglianza, previsti tra l’altro nei piani di riqualificazione urbana.

La domanda allora nasce spontanea: ravveduta l’opportunità di sorvegliare le aree con impianti audiovisivi e servizi tecnologici di portierato e guardiania virtuale, perché non si procede alla riqualificazione del territorio e alla salvaguardia dell’ambiente?

Aspettiamo gli esiti dell’operazione Smokin’ Field e speriamo di ottenere qualche risposta che non ci spinga alla muta rassegnazione!

 

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DiCarmelina Moccia

Sicurezza: dopo gli scontri di Genova si tirano le somme e si sentono gli indagati

Sicurezza: dopo gli scontri di Genova si tirano le somme e si sentono gli indagati

Oggi potrei parlarti dell’insegnate della scuola dell’infanzia di Lamezia Terme, che con la scusa di aiutare a disegnare le sue quattro alunne di cinque anni, le prendeva sulle sue gambe e le toccava nelle parti intime.

L’uomo è stato arrestato a seguito delle riprese delle telecamere posizionate dalla polizia dopo le denunce presentate ad aprile dai genitori delle alunne, e sicuramente potrei attirare la tua attenzione parlandoti di quanto sia importante collocare telecamere a circuito chiuso per prevenire maltrattamenti e abusi… ma cadrei nella ripetizione, e per la verità sono pure piuttosto disgustata da quanto è accaduto.

Oggi voglio parlarti invece di quello che sta succedendo a Genova in questi giorni, anzi in queste ore!

Si sono presentati ieri, mercoledì 29 maggio 2019, presso la Procura di Genova, i quattro poliziotti del reparto mobile indagati per lesioni aggravate, procurate con un paio di manganellate al giornalista di Repubblica nell’atto di disperdere i manifestanti che hanno dato luogo agli scontri venerdì scorso, 23 maggio 2019.

La manifestazione di protesta, che è presto degenerata in guerriglia urbana, era stata organizzata dagli antagonisti di Casapound, che aveva deciso di tenere a Genova il comizio conclusivo della campagna elettorale. A difesa del comizio erano stati disposti trecento poliziotti ed erano state blindate due piazze.

Le immagini degli scontri si sono diffuse rapidamente in rete suscitando l’indignazione di chi reputa “eccessivamente violenta” la reazione dei poliziotti per riportare l’ordine, senza ovviamente tener conto della guerriglia messa in atto dai manifestanti, anche contro i poliziotti, che sono diventati bersaglio di lanci di pietre, bottiglie e bastoni.

Il segretario generale della federazione sindacale di polizia in un comunicato invita a riflettere seriamente sull’accaduto e a non generalizzare. La polizia è fatta da uomini che si espongono “per dovere” alla violenza di soggetti che hanno un unico intento: generare disordine. Mantenere l’ordine in tali contesti non è semplice e può capitare a chiunque di restare coinvolto nel disordine scatenato da teppisti che invocano il diritto a protestare. La protesta deve essere esercitata, ma senza per ricorrere alla violenza.

Durante gli scontri sono state fermate due persone e ferite altre tre: due carabinieri e un giornalista, ma si parla solo del giornalista ferito!

È anche naturale che l’attenzione si concentri solo sul giornalista, ma non dimentichiamo che i due carabinieri erano lì per difendere i cittadini che manifestavano pacificamente dagli attacchi violenti dei teppisti. È naturale, anche se difficile da mandar giù, se durante una rissa finisce per prenderle anche chi non c’entra nulla. A questo proposito il colonnello dei carabinieri in congedo, Salvino Paternò per le prossime manifestazioni invoca la presenza di un pubblico ministero che istruisca gli agenti sul da farsi quando l’evento degenera, l’apertura di inchieste giudiziarie per ogni eventuale scontro, l’uso di pettorine per i giornalisti accreditati e altri professionisti che seguono i servizi di ordine pubblico e l’uso di telecamere per ogni operatore dei servizi di sicurezza.

È facile additare la polizia per la forza che ha dovuto impiegare per respingere la violenza, ma ti è mai capitato di avere a che fare con un teppista, e sottolineo “un” solo teppista?

Al giornalista bastonato va tutta la mia solidarietà, ma non posso non comprendere le ragioni di quei uomini, spesso poco più che ventenni, che ogni giorno sono per strada a difendere i cittadini, e mi viene di ricordare le parole della canzone: Signor Tenente di Giorgio Faletti, scritta in memoria delle stragi di Capaci e di via D’Amelio.

Chapeau!

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DiCarmelina Moccia

Individuati grazie alle registrazioni delle telecamere dell’impianto di videosorveglianza i teppisti che hanno incendiato la palestra

Individuati grazie alle registrazioni delle telecamere dell’impianto di videosorveglianza i teppisti che hanno incendiato la palestra

Sono stati individuati grazie alle registrazioni delle telecamere dell’impianto di videosorveglianza i tre teppisti che, nel pomeriggio di sabato 11 maggio 2019, hanno appiccato l’incendio alla palestra della scuola elementare di Casapesenna, in provincia di Caserta.

Fortunatamente la struttura a quell’ora era vuota e quindi non si sono registrati sinistri a carico di persone, ma le pareti e gli attrezzi sono compromessi. Si stima che i danni ammontino ad un importo di € 30.000,00, bilancio che poteva aggravarsi se ci fossero state persone.

I vigili del fuoco sono intervenuti tempestivamente e hanno contenuto l’incendio, confinandolo alla sola palestra.

I tre teppisti sono stati individuati nonostante non fossero alunni della scuola, grazie alle registrazioni delle telecamere dell’impianto di videosorveglianza che ha ripreso le immagini. Una volta sequestrate dalle forze dell’ordine, le immagini sono state esaminate ed è stato possibile individuare i tre giovani che nel pomeriggio di sabato, dopo essersi introdotti all’interno della struttura, hanno dato fuoco ai materassini che vengono utilizzati nello svolgimento delle attività. L’incendio si è propagato velocemente e solo l’intervento tempestivo dei vigili del fuoco ha scongiurato danni di proporzioni notevoli.

Anche questa volta l’impiego della videosorveglianza ha aiutato le forze dell’ordine ad individuare malviventi.

Immagina se invece di un tradizionale impianto di videosorveglianza ci fosse stato un impianto di monitoraggio BOR… i tre teppisti non avrebbero avuto l’opportunità di eludere le barriere e introdursi nella palestra.

Se ci avessero provato un operatore di Tele-presenza, connesso dalla sua piattaforma tecnologica, avrebbe interagito con loro attraverso l’altoparlante dell’impianto, informandoli del fatto che l’area era sottoposta a sorveglianza e li avrebbe costretti ad allontanarsi, prima che arrecassero danni!

La palestra adesso sarebbe ancora utilizzabile dagli alunni della scuola elementare!

Per mostrarti come funziona il servizio di Portierato e Guardiania virtuale svolto in Tele-presenza da BOR, ti propongo il video del tentativo di intrusione che è stato sventato presso un Istituto Scolastico a Capua in provincia di Caserta.

La tecnologia consente di evolvere, ma ciò che deve cambiare innanzitutto è la mentalità.

La società è composta da adulti innanzitutto. Se i risultati del nostro agire sono questi, vuol dire che qualcosa non va per il verso giusto e allora dovremmo interrogarci sull’opportunità di cambiare direzione.

La tecnologia rappresenta un enorme potenziale che consente di evolvere, il segreto sta nella misura, agli adulti l’onere di insegnare “la misura”. Apprendere di giovani annoiati che non sanno fare altro che danneggiare la res publica se tra le mani non hanno un dispositivo elettronico è disarmante e ti induce alla riflessione. Meditiamo…

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DiCarmelina Moccia

Presentato a Napoli il rapporto sulla sicurezza: nuovi servizi digitali integrati

Presentato a Napoli il rapporto sulla sicurezza: servizi digitali

Presentato a Napoli il 9 aprile 2019 il rapporto sulla sicurezza elaborato da Format Reserch per conto di Federsicurezza, la federazione del settore della vigilanza e della sicurezza privata.

Il report ha analizzato attentamente le criticità di una questione che il più delle volte viene sottovalutata: la sicurezza.

Quando parliamo di sicurezza d’istinto un genitore pensa subito alla cintura di contenimento del sedile dell’auto dove è seduto il proprio bambino, immediatamente dopo pensa agli airbag… ma sappiamo bene che sicurezza è un termine che abbraccia più settori.

Pensa alle tue imminenti vacanze, quando ti allontanerai per qualche giorno approfittando dei ponti a cavallo delle festività di Pasqua… a parte le cinture di contenimento, gli airbag, hai pensato a proteggere casa e, se hai un’attività, la tua azienda?

Nel report presentato da Federsicurezza, tra i tanti aspetti, sono stati esaminati i nuovi rischi legati alla sicurezza dei dati oltre che fisica delle persone e delle cose.

Se riflettiamo tutti abbiamo a cuore la sicurezza dei dati: ricorda che l’ultimo acquisto che hai fatto in rete, con tutta probabilità, lo hai fatto per mezzo di PayPall proprio per scongiurare il furto di dati sensibili e in particolare della tua carta di credito!

Dal rapporto è emerso che buona parte delle aziende oltre al furto, alla rapina e ai danneggiamenti temono l’hackeraggio, il furto informatico di materiale strategico, la perdita di dati, le intrusioni nel sistema informatico e il furto fisico dell’hardware.

La diffusione della tecnologia apre indubbiamente a nuove possibilità, ma ci espone pari passo a nuovi rischi, legati alla digitalizzazione. Dall’analisi del report è emerso che per poter fronteggiare i nuovi rischi legati alla cyber security è necessario procedere con la digitalizzazione delle competenze e offrire servizi digitali integrati che possano interpretare le esigenze di sicurezza con soluzioni innovative.

La situazione emersa dallo studio rivela un notevole divario tra Nord e Sud: poche aziende al Nord che offrono servizi di sicurezza, molte al Sud che faticano a tenere il passo in un contesto in continua evoluzione, in cui non c’è la giusta cultura alla sicurezza.

BOR, come azienda che si colloca nel settore dei servizi fiduciari, nel corso degli anni ha analizzato attentamente il mercato e valutato le offerte proposte dalle realtà aziendali in tema di sicurezza e, sfruttando le potenzialità della tecnologia, ha precorso i tempi, sviluppando una vasta offerta di servizi digitali per la sicurezza globale delle persone.

Risultati BOR

Oggi con i suoi oltre 150 tentativi di intrusione sventati offre la possibilità alle aziende che si muovono nel campo della sicurezza privata, di avvantaggiarsi del proprio Now How per creare una rete di servizi integrati per rispondere alle crescenti esigenze di mercato in tema di sicurezza fisica e informatica.

Con il suo team di professionisti esperti in Tecnologia dell’Informazione è in grado di garantire supporto tecnologico alle aziende che temono l’hackeraggio, il furto informatico del materiale strategico, l’intrusione nel sistema informatico, il furto fisico e informatico e la perdita dei dati.

Buona parte delle aziende attualmente sono costrette a rivolgersi a software house per lo sviluppo di sistemi per la gestione aziendale e delle reti informatiche.

Essere competitivi significa analizzare i bisogni delle persone per offrire soluzioni pratiche, veloci e flessibili, che consentano di raggruppare in un unico fornitore più servizi integrati.

Non stiamo parlando di fantascienza, stiamo parlando di BOR, un’azienda all’avanguardia che con i suoi risultati apre a nuove possibilità di collaborazione con le aziende che operano nella sicurezza per offrire al mercato servizi integrati al passo con l’evoluzione tecnologica.

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DiCarmelina Moccia

Due operai morti nel milanese mentre lavoravano in cantiere

Due operai morti nel milanese mentre lavoravano in cantiere

Due operai sono morti nel milanese mentre lavoravano nei pressi di un terreno a ridosso del percorso ferroviario, che ogni giorno viene utilizzato da centinaia di pendolari che si recano a lavoro.

Nel 2017 sullo stesso tratto ci fu un’altra vittima: mentre attraversava i binari un uomo venne travolto da un treno in corsa. Da quell’episodio è nata l’esigenza di costruire una paratia che potesse impedire l’accesso dei viaggiatori che quotidianamente scendono dal treno alla stazione di Pieve Emanuele e che prima di raggiungere la strada principale percorrono 200 metri di stradina adiacente i binari e poi attraversano una strada di campagna.

La ditta incaricata dal comune di realizzare l’opera aveva allestito il cantiere da circa un mese per alzare una barriera, là dove in passato c’era un passaggio a livello, per interdire l’accesso ai pendolari.

La Procura adesso indaga per omicidio colposo, la tragedia infatti pare sia stata causata da una manovra sbagliata, compiuta con una gru per spostare una lastra metallica, che ha schiacciato il corpo dei due operai, morti poco dopo il trasporto in pronto soccorso.

L’evento riaccende le polemiche sulle norme di sicurezza adottate di volta in volta dal datore di lavoro, sulla necessità di praticare il controllo degli accessi di aree a rischio, sulla superficialità dei pendolari e impone molte domande: sicuramente la più ovvia è la seguente “si poteva evitare la tragedia”.

Morire sul posto di lavoro è un evento violento e inaccettabile, che segna una grande ferita nel cuore di un paese come l’Italia che vive soprattutto di manovalanza.

Uscire di casa e non tornare più, lasciare a sé stessi figli e mogli. Il lavoro dà dignità, ma spesso si trasforma in una fatale circostanza. Non tutti hanno la fortuna di compiere i cosiddetti “lavori di scrivania” e ogni volta ci si interroga sull’opportunità di fare lavori che comportano una notevole mole di rischio e la risposta è forse sempre la stessa: un’altra inevitabile domanda, "come farne a meno"…

Gli eventi accidentali accadono per il concorso di una serie di circostanze che in alcuni casi sono davvero imprevedibili, ma in linea generale la prevenzione attraverso l’applicazione di opportune norme di sicurezza può evitare o ridurne l’incidenza.

Quanti sono però i cantieri che realmente adottano le misure previste per garantire la sicurezza degli operai e quanti lavoratori sono veramente disposti ad adottare le misure predisposte dai datori di lavoro nella tutela della loro salute?

La verità è che i presidi per la sicurezza comportano un serio costo per il datore e spesso sono visti dai lavoratori come “inutili diavolerie”: caschetti, guanti, mascherine, occhiali, scarpe antinfortunistiche… tanto per citarne alcuni, quanti sono veramente gli operai che li indossano mentre lavorano?

Potrei davvero elencare una infinità di circostanze che messe insieme così come possono provocare un evento così possono anche evitarne il verificarsi…

Adesso è facile dire “si poteva evitare la tragedia”, magari piuttosto che interdire il passaggio con una paratia si poteva installare un impianto di monitoraggio con apparecchiature audiovisive per la rilevazione del passaggio dei pedoni e interdirne il passaggio con la presenza virtuale di un operatore che in tempo reale li avrebbe dissuasi dal percorrere la strada di campagna.

Interdire l’accesso ad un’area rientra nel controllo e gestione degli accessi che normalmente viene praticato da personale sul posto, che però comporta l’assunzione di costi mensili di personale. Certo si potrebbe ovviare con il controllo degli accessi da remoto, ma è un concetto ancora poco diffuso, eppure è indiscutibile l’utilità per evitare il verificarsi di eventi accidentali, contaminazioni ambientali, sinistri, incidenti, incendi e allagamenti.

Come sempre accade in questi casi il senno del poi ci induce a pensare all’ovvietà che abbiamo a portata di mano, ma l’Italia è un paese che accetta lentamente i cambiamenti e l’evoluzione tecnologica. Pertanto prima che ci si educhi a trovare soluzioni evolute piuttosto che rimedi che deturpano persino il territorio, ci vorrà ancora dell’altro tempo, a spese di chi ahimè, subisce il sistema e le regole.

Meditiamo.

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DiGiuliano Salomone

Da recenti studi risulta che la criminalità è in diminuzione

Da recenti studi risulta che la percentuale di criminalità è in diminuzione

Da recenti studi risulta che la percentuale di criminalità nelle regioni italiane è in diminuzione, ma per contro le notizie di cronaca giornaliere non sono rassicuranti.

Negli ultimi anni Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna sono le regioni dove il numero di crimini denunciati è davvero rilevante.

Città normalmente considerate tranquille spiccano ai primi posti mentre altre, tristemente famose per una forte presenza di criminalità, si trovano nelle posizioni più basse.  Milano ormai da tanti anni si assicura il primo posto in classifica per crimini denunciati, e di fatto si accaparra purtroppo anche il tasso di pericolosità più alto d’Italia.

Solo pochi giorni fa infatti, il 18 marzo ’19 sono state incendiate due auto dell’ufficio postale di Rozzano, i Carabinieri hanno avviato le indagini.

Qual è la forma di criminalità più denunciata?

IL furto sicuramente è un fenomeno difficilmente contrastabile e prevedibile, nonostante la tendenza a questa forma di criminalità sia in calo, rappresenta il grosso delle denunce su territorio Lombardo, Piemontese e Romagnolo.

Di certo però non è basandosi sulle denunce esposte alle forze dell’ordine che una città può considerarsi sicura o meno, bisogna infatti prendere in considerazione anche la tendenza a denunciare un atto criminoso, più diffusa nelle città del Nord che del Sud Italia.

 Secondo gli ultimi dati il Salento risulta essere un territorio a rischio: sempre più spesso i cittadini e le imprese che operano sul territorio sono vittime di frequenti eventi criminosi. I sindaci delle province Salentine hanno chiesto aiuto ad organi di governo superiori per la messa in sicurezza della zona con l’intento di arginare questi fenomeni.

Escalation di furti, rapine, incendi di autovetture e sparatorie si leggono nelle pagine di cronaca locali e caratterizzano città come Nardò, Collepasso, Surano, Taviano e Seclì.

Proprio a Taviano nei primi giorni di Marzo c’è stata un’intrusione presso un azienda agricola: dopo l’allarme il proprietario ha effettuato un primo sopralluogo sul posto e ha notato che hanno tentato di scassinare la porta ma è stato solo dopo una mezz’ora che è scattato di nuovo l’allarme, i malviventi infatti erano rimasti in attesa che gli si spianasse la strada per completare il colpo.

Si è ormai instaurato un clima di conflitto soprattutto tra gli imprenditori, che spesso subiscono visite sgradevoli, e i malviventi che perfezionano sempre di più il loro modus operandi.

La sottrazione di macchinari ed utensili da lavoro per un valore di decine di migliaia di euro oltre che rappresentare un danno economico notevole per un‘impresa ne compromette la fluidità dell’attività lavorativa e scoraggia chi magari in quel territorio vorrebbe investire.

La carenza di mezzi delle Forze Dell’Ordine e le scarse misure di sicurezza adottate dagli enti comunali spesso contribuiscono a far percepire più concreto il problema. Pensiamo agli agglomerati industriali: un sistema di illuminazione adeguato facilita il monitoraggio degli accessi alle aziende e funziona come deterrente contro la criminalità.

Negli ultimi mesi si è avuto un calo dei furti in appartamento mentre sono aumentati quelli ai danni di esercizi commerciali e attività culturali.

Quali sono i rimedi più efficaci per contrastare la criminalità e i furti?

La Regione Emilia Romagna per supportare i Militari Dell’Arma e contrastare la criminalità ha investito oltre 2 milioni di euro per la sicurezza delle città, la riqualificazione urbana e la prevenzione di atti criminosi presso complessi edilizi ed industriali.

In che cosa sono stati investiti questi soldi?

Per l’installazione di sistemi di videosorveglianza, 53 i progetti finanziati dal 2014.

Quali sono i risultati dell’impiego di sistemi di videosorveglianza? Una forte diminuzione di furti e rapine nelle città romagnole!

La presenza di telecamere di videosorveglianza ha un notevole impatto sul piano della deterrenza e della prevenzione. L’impiego di sistemi di videosorveglianza rappresenta un fattore di rilievo per la riqualificazione delle città.

Spesso i piccoli comuni, le amministrazioni, i cittadini e tra di loro gli imprenditori si trovano a dover fronteggiare la criminalità nelle sue varie forme e la video sorveglianza abbinata all’azione della vigilanza e delle forze dell’ordine rimane pur sempre il modo più sicuro per proteggersi.

Se desideri informazioni più dettagliate sulla modalità di acquisto delle apparecchiature necessarie al servizio di videosorveglianza per la tua azienda o abitazione, contattaci e richiedi una consulenza gratuita

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DiCarmelina Moccia

Entra in funzione il primo Drone sulla terra dei fuochi

Entra in funzione il primo drone sulla terra dei fuochi, ma un altro incendio terrorizza gli abitanti dell’agro aversano

Sono passati pochi giorni dalla notizia dell’arresto di dodici persone ritenute responsabili di aver appiccato l’incendio al capannone a Milano il 14 ottobre 2018 e già siamo di fronte alla notizia di un altro incendio avvenuto ai danni di un’azienda che si occupa di recupero di imballaggi.

Le fiamme si sono alzate oltre i cinque metri di altezza e hanno distrutto l’area di stoccaggio dei rifiuti. L’azienda, che ha sede a Villa Literno in provincia di Caserta, si occupa della raccolta di carta e plastica.

Dal video amatoriale diffuso in rete si può constatare la vastità dell’area interessata e la portata dell’incendio, che ha costretto gli abitanti dell’agro aversano a chiudersi ermeticamente in casa per non respirare le esalazioni provocate dalla combustione delle materie stoccate nello stabilimento.

I vigili del fuoco intervenuti dal comando provinciale e da Aversa e Marcianise hanno impiegato l’intera notte per contenere l’incendio ed evitare che assumesse dimensioni ancora più estese, solo in mattinata sono riusciti a domare le fiamme.

Non ancora è stata verificata la natura dell’incendio, probabile che a causare il rogo sia stato un guasto tecnico, un malfunzionamento, ma non è escluso che le fiamme siano state provocate.

Quando si parla di rifiuti si tocca un argomento, per restare in tema, a dir poco “scottante”. Giusto l’altro ieri il primo Drone è stato lanciato in volo su Somma Vesuviana, in provincia di Napoli, ed ha già individuato una discarica abusiva nascosta in uno stabilimento industriale recintato con barriere alte che ne avrebbero altrimenti impedito la visuale dal basso. Il drone sarà operativo sull’ormai nota “terra dei fuochi” insieme ad altre unità, proprio per sorvegliare territori sensibili.

L’impiego di unità che operano dall’alto per monitorare i territori, già nel febbraio 2018 ha dato risultati, quando un drone, teleguidato dai carabinieri del corpo forestale di Reggio Calabria, rilevò una discarica a Castel Volturno in provincia di Caserta, un terreno di sei mila metri sottoposto poi a bonifica.

L’attenzione dello Stato è inequivocabilmente concentrata sul monitoraggio delle aree esposte all’utilizzo come discariche abusive e sulla rilevazione di anomalie in genere. Resta però l’incognita del costo che comporta l’impiego della tecnologia sulle casse dello Stato. Nel frattempo alle aziende che si occupano di raccolta, trattamento e stoccaggio di rifiuti non resta che organizzarsi come meglio è possibile, per prevenire eventi accidentali di natura colposa o dolosa che siano.

In un precedente articolo abbiamo analizzato il problema e proposto una soluzione tecnologica meno costosa di un drone ed efficace almeno quanto un drone, perché comporta l’impiego contemporaneo di apparecchiature tecnologiche per eseguire il monitoraggio delle aree a rischio e la professionalità di operatori addetti al telecontrollo per rilevare le anomalie e ripristinare i parametri di normalità, attuando protocolli a distanza e sul posto. Fai click qui per leggere come prevenire incendi nei depositi di rifiuti, oppure contattaci e richiedi una consulenza gratuita.

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DiGiuliano Salomone

Confermata dalla Corte di Cassazione la condanna per Sarmato Angelo Peveri

Confermata dalla Corte di Cassazione la condanna per Sarmato Angelo Peveri

Confermata dalla Corte di Cassazione la condanna per Sarmato Angelo Peveri, l’imprenditore che nella notte del 6 ottobre 2011 sparò con un fucile a tre ladri romeni, ferendone gravemente uno. I malintenzionati si erano introdotti nel suo cantiere a Borgonuovo tentando l'ennesimo furto ai suoi danni.

L'uomo dovrà scontare 4 anni e 6 mesi per tentato omicidio, mentre il suo collaboratore 4 anni e 2 mesi per concorso in tentato omicidio.

Da quella sera Peveri ha continuato a subire furti di gasolio, accumulando nel tempo 91 furti di cui 40 denunciati alle Forze Dell'Ordine.

Sono trascorsi 8 anni e solo ora sembra esser chiaro il destino dell'imprenditore piacentino che rischia il carcere.

Qual è l'atteggiamento di una persona di fronte ad un furto?

 Stavolta non ci soffermiamo sulla tanto discussa legge di riforma sulla legittima difesa, oggi proviamo ad affrontare la questione da un differente punto di vista.

Non vogliamo analizzare fin dove può arrivare la soglia che delinea quando è giusto o no difendersi... non parleremo di limiti bensì di possibilità.

 Prendiamo in considerazione un paio di statistiche che ci aiutano a comprendere quale può essere l'impatto traumatico di un furto:

 Il 29% degli italiani ha paura di subire un furto in casa ed è risaputo che la paura innesca una reazione.

Il timore di essere violati è un sentimento che nella nostra realtà attraversa sempre di più gli animi dell'uomo.

 Circa il 40% degli italiani, in eventi di questo tipo, ricorrerebbe probabilmente ad un’arma, il 22% è certo che lo farebbe.

Le circostanze che stiamo analizzando indicano momenti di tensione dove lo stato di chi agisce, che sia il ladro o la persona attaccata, è di turbamento e alterazione quindi di conseguenza non è facile rimanere lucidi.

Non saremo noi a giudicare un imprenditore che sceglie di difendersi sparando a tre malviventi.

Proviamo ad analizzare le emozioni che prova la persona violata.

Shock, incredulità, rabbia e sensi di colpa: sentimenti che perdurano nel tempo, dopo aver ferito gravemente o ucciso qualcuno da cui ci si è sentiti attaccati, che potrebbero arrecare un disturbo post-traumatico da stress.

La propria attività come la propria casa è uno spazio sacro, e chi decide di entrarvi senza il nostro permesso viola un nostro diritto.

La violazione ci fa sentire particolarmente deboli, increduli ed impotenti.

"Vim vi repellere licet" il brocardo latino esprime il concetto di legittima difesa in virtù del quale è lecito respingere la violenza con la violenza, ma è proprio necessario ricorrere alla violenza per difendere un proprio diritto?

Possiamo sicuramente convenire che ci sono accorgimenti grazie ai quali si può rendere difficile la vita ai malviventi, rallentandoli e consentendo così alle Forze dell'ordine d’intervenire.

Rafforzare le difese con sistemi di sicurezza passiva (porte blindate, grate, inferriate, vetri antisfondamento) è sicuramente un buon punto di partenza, ma non bisogna trascurare di assumere le normali precauzioni che detta il buon senso.

Ti suggerisco pertanto di non lasciare mai le chiavi sotto lo zerbino o in altri posti facilmente intuibili e accessibili;

non postare sui social network foto in cui si capisce che sei lontano da casa per viaggio o per assenze prolungate;

installa un sistema di allarme e un antifurto.

Quali sono i sistemi tradizionali per difendersi dai furti?

Fino a qualche anno fa solo la semplice presenza di una telecamera poteva funzionare come deterrente, ma nel tempo i ladri hanno perfezionato i loro metodi di intrusione.

La videosorveglianza, insieme con l’antifurto, fa parte dei sistemi tradizionali di difesa e sono facilmente eludibili e ad oggi, non più così efficaci come un tempo.

Cosa offrono le nuove tecnologie a difesa del domicilio?

La tecnologia digitale prevede l’impiego di apparecchiature dotate di intelligenza artificiale, grazie alle quali è possibile monitorare, gestire e controllare la proprietà da remoto, 24h su 24h, garantendo in caso di emergenza una protezione contro danni e furti.

La tecnologia di cui ti sto parlando è meglio conosciuta con il termine “Tele-presenza BOR”, e rappresenta un nuovo concetto di portierato, una vera rivoluzione al tradizionale modo di intendere il guardianaggio sul posto, che prevede l’impiego di operatori connessi da remoto e non più sul sito da sorvegliare, che svolgono un’azione di prevenzione danni e intrusioni.

Essendo collegati in live gli operatori, grazie al supporto di apparecchiature di ultima generazione, sono in grado di rilevare in tempo reale gli eventi e interagire con gli spazi sorvegliati, rendendo così sicura la tua casa o il tuo ambiente di lavoro.

Se desideri più informazioni sul servizio di Tele-presenza BOR per garantire a te stesso e ai tuoi valori una presenza costante pari a quella di un custode, con il vantaggio però di non doverne gestire i turni di lavoro e i costi, contattaci per una consulenza gratuita.

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