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Conservazione delle immagini di videosorveglianza

Conservazione immagini di videosorveglianza

Il Provvedimento del 2010, disposto dal Garante della Protezione dei dati personali in materia di videosorveglianza, stabilisce che le immagini riprese da telecamere di videosorveglianza possono essere conservate fino a 24 ore, con deroga a 7 giorni qualora ricorra un elevato fattore di rischio.


L’attività di controllo per mezzo di videocamere è considerata invasiva e pertanto è sottoposta a diverse limitazioni che mirano a regolamentarne l’applicazione nei luoghi pubblici, aziende, istituzioni e aree di comune interesse al fine di salvaguardare la libertà degli individui di circolare senza veder violato il proprio diritto alla riservatezza.

In riferimento alla videosorveglianza sui luoghi di lavoro l’installazione e l’attivazione di impianti audiovisivi dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori è prevista previo accordo con il sindacato aziendale oppure, dove non fosse possibile raggiungere l’accordo, l’autorizzazione dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL). Leggi di più

E' possibile estendere i tempi di conservazione delle immagini di videosorveglianza?

Considerata l’importanza della videosorveglianza per alcune tipologie di attività commerciali, quali gioiellerie, distributori di carburante, tabaccai, supermercati… per le quali rappresenta un valido strumento per l’identificazione degli autori di sopralluoghi legati a furti, atti vandalici e rapine, il Garante ha previsto la possibilità di richiedere, attraverso presentazione di istanza di verifica, l’estensione dei tempi di conservazione oltre 7 giorni.

Il Garante ha rimesso quindi al titolare del trattamento dei dati la valutazione dei tempi necessari alla conservazione delle immagini di videosorveglianza.

In conclusione: chiunque ritenga di dover conservare le immagini di videosorveglianza per l’identificazione degli autori di sopralluoghi legati a furti e rapine per un tempo superiore ai 7 giorni previsti dal punto 3.4 del provvedimento del 2010, può presentare istanza di estensione dei tempi di conservazione al Garante.

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Esaurite le risorse finanziarie disponibili per la Nuova Legge Sabatini

legge sabatini

Il 3 dicembre 2018 è stato emanato il decreto direttoriale con il quale si dispone la chiusura dello sportello per la presentazione delle domande per accedere alle agevolazioni, perché le risorse finanziarie disponibili sono esaurite. Tutte le domande pervenute oltre il 01 dicembre 2018 non potranno essere accolte.

Il ministero dell’Economia e della Finanza potrebbe rifinanziare la nuova Sabatini nella prossima legge di bilancio, in esame in questi giorni.

Cos’è la Nuova Sabatini?

La nuova Sabatini è un’agevolazione per l’accesso al credito riservata alle piccole e medie imprese che vogliono acquistare o acquisire in leasing attrezzature, macchinari, impianti, beni strumentali, tecnologie hardware e software.

Sono escluse le imprese che svolgono attività finanziarie e assicurative e attività di esportazione.

Qual è lo scopo della Sabatini?

La nuova Sabatini vuole favorire la crescita dell’innovazione e degli investimenti in digitale anche da parte di imprese manifatturiere che possono così investire nell’acquisto di attrezzature che le proiettino nella crescita tecnologica

Da chi viene concesso il credito?

I finanziamenti vengono concessi da banche e società finanziarie, su presentazione di una domanda di partecipazione all’agevolazione.

Può essere utilizzata per l’acquisto di un impianto di videosorveglianza

Il bonus sicurezza 2018 riserva la detrazione del 50% ai soli privati cittadini, non possessori di Partita IVA, che acquistano apparecchiature per l’impianto di sicurezza per la loro abitazione.

La legge di bilancio 2018 facilita l’accesso al credito a chi acquista o prende in leasing impianti, beni e tecnologie digitali e pertanto anche impianti di videosorveglianza.

In considerazione dell’esaurimento delle risorse finanziarie per i Beni Strumentali se sei titolare di un’impresa e vuoi acquistare o prendere in leasing un impianto di videosorveglianza, in attesa dell’imminente approvazione della legge di bilancio 2019, puoi beneficiare del superammortamento del 130%, per contratti conclusi entro il 31 dicembre 2018 o entro il 30 giugno 2019 purché venga versato entro il 31 dicembre il 20% del valore di acquisto come acconto.

Quali agevolazioni prevede la legge di bilancio 2019 per le imprese

La legge di bilancio 2019 non riconferma il superammortamento del 130%, ma l’iperammortamento 2019 e la Nuova legge Sabatini.

Se hai dubbi sull’opportunità di accedere al credito agevolato per l’acquisto di un impianto tecnologico di videosorveglianza, puoi considerare anche l’ipotesi di noleggiare l’impianto di videosorveglianza. È una valida alternativa che ti consente di spalmare i costi su più rate e nel frattempo usare le apparecchiature. Richiedi una consulenza gratuita per ulteriori informazioni, siamo a tua disposizione.

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Controllo degli accessi e presenze, quali sono le condizioni di legittimità

Controllo degli accessi e presenze, quali sono le condizioni di legittimità

Un po’ di tempo fa parlando di videosorveglianza sui luoghi di lavoro abbiamo appreso che l’installazione e l’attivazione di impianti audiovisivi dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori è prevista previo accordo con il sindacato aziendale oppure, dove non fosse possibile raggiungere l’accordo, l’autorizzazione dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL).

Il datore di lavoro può installare e attivare impianti audiovisivi, se preventivamente autorizzato:

  • per esigenze organizzative e produttive dell’azienda,
  • per sicurezza del lavoro,
  • per la tutela del patrimonio aziendale.

L’art. 2086 stabilisce che l’imprenditore è il capo dell’impresa; l’art. 2087 stabilisce che nell’esercizio dell’impresa, l’imprenditore è tenuto ad adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.

Partendo da queste premesse proviamo a capire se il datore di lavoro può controllare gli accessi da parte di lavoratori e terzi ai locali aziendali e la presenza/permanenza negli stessi.

La questione va considerata sotto l’aspetto della tutela del patrimonio aziendale, della sicurezza del lavoro, relativamente al calcolo dell’orario di lavoro ai fini disciplinari, al rispetto dei limiti previsti dalla legge e dal contratto collettivo in materia di orario di lavoro.

Il datore di lavoro ha il diritto di fissare delle regole per l’accesso ai locali dell’azienda da parte dei dipendenti e dei terzi e di verificarne la presenza con gli strumenti che ritiene più opportuni.

Il legislatore, in considerazione della massiccia diffusione delle tecnologie telematiche a supporto delle attività, ha modificato l’art. 4, legge 300/1970 con l’art. 23, comma 1, D. Lgs. N. 151/2015, stabilendo che l’unico onere che incombe sul datore di lavoro, nell’utilizzo di strumenti tecnologici per effettuare controlli relativi all’accesso e alla presenza nei locali aziendali, è quello di fornire l’adeguata informazione delle modalità d’uso degli strumenti.

Le informazioni raccolte dall’utilizzo di PC, Tablet, Smartphone e Badge, possono essere utilizzare per tutti i fini connessi al rapporto di lavoro, comprese le sanzioni disciplinari.

Le organizzazioni sindacali hanno ottenuto di poter restringere la facoltà del datore di lavoro di scegliere strumenti tecnologici che rilevano dati biometrici facendo appello al Garante della Privacy, che ha così stabilito che l’imprenditore è tenuto a prediligere mezzi meno invasivi, scegliendo dispositivi che possano comunque garantire le verifiche necessarie, senza violare i dati biometrici dei lavoratori.

In passato il controllo degli accessi era garantito da un registro dove venivano apposte le firme, o dal personale addetto alla vigilanza. Nel tempo il processo di virtualizzazione ha portato alla diffusione di strumentazione tecnologica idonea a garantire la rilevazione degli accessi e la registrazione degli spostamenti e la presenza di dipendenti e terzi all’interno dei locali aziendali.

Il più comune strumento utilizzato negli ultimi anni è sicuramente il badge. Ha l’aspetto di una tessera ma può essere dotato di banda magnetica, microchip e Rfid a seconda dell’utilizzo che se ne intende fare.

Se si intende usare il badge come una comune chiave per la gestione dell’ingresso e dell’uscita dei dipendenti, senza registrare nulla, il datore di lavoro non è tenuto ad avviare nessuna procedura.

Se il badge è munito di banda magnetica o microchip per la registrazione degli orari di accesso e uscita il datore di lavoro è tenuto esclusivamente ad informare i dipendenti sulle modalità d’uso del dispositivo e sulle modalità di svolgimento dei controlli. Le informazioni raccolte possono essere usate dal datore di lavoro anche per eventuali sanzioni disciplinari.

Se la banda magnetica e il microchip sono specifici per il controllo degli accessi a determinate aree riservate, anche utilizzando un codice alfanumerico, o se il badge è munito di Rfid per tracciare e registrare gli spostamenti dei dipendenti, il datore di lavoro per poter utilizzare il dispositivo deve raggiungere l’accordo sindacale oppure ottenere l’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro.

Il datore di lavoro può anche scegliere di controllare gli accessi e le presenze installando un’applicazione sullo smartphone di proprietà dell’azienda, affidato al lavoratore; in questo caso deve informare i dipendenti sulle modalità di utilizzo del dispositivo e di svolgimento dei controlli, inoltre deve configurare il dispositivo in modo che sul display sia ben visibile un’icona che indichi che è attiva la localizzazione del dispositivo, deve garantire la riservatezza dei dati trattati e limitare la rilevazione della posizione alle sole aree relative alla posizione del lavoratore in relazione alle coordinate geografiche della sede di lavoro.

Adempiendo a questi oneri il datore di lavoro potrà utilizzare le informazioni raccolte anche per stabilire sanzioni disciplinari.

La novità introdotta con l’art. 23, comma 1, D. Lgs. N. 151/2015 riguarda la funzione delle tecnologie, non è più concentrata all’esclusivo controllo del comportamento del dipendente.

La normativa riconosce anche la funzione di controllo ai dispositivi tecnologici per la gestione degli accessi e le presenze. È senza dubbio palese la comodità di poter gestire a distanza gli accessi e le presenze ai locali aziendali da parte di dipendenti e terzi.

Il servizio di portierato per la gestione a distanza degli accessi e il relativo impianto di monitoraggio si va a collocare tra le tecnologie telematiche contemplate nella modifica all’art. 4, legge n. 300/1970 dello Statuto dei Lavoratori, e trova sempre più applicazione per la flessibilità e la semplicità del concetto cui è legato.

In pratica il controllo degli accessi per mezzo di portierato a distanza si svolge con l’apertura/chiusura di porte e cancelli quando il personale si presenta al controllo dell’impianto, con invio di documentazione (immagini e video) in tempo reale al datore di lavoro su chat bidirezionale, che comprova l’ora di entrata/uscita e la presenza nei locali aziendali.

Per concludere il datore di lavoro non è tenuto ad avviare alcuna procedure se la tecnologia utilizzata consente solo l’accesso e l’uscita dai locali aziendali senza registrazione di informazioni. Se si procede con la registrazione dell’orario di entrata e uscita, il datore è tenuto a informare i dipendenti sulle modalità di utilizzo dei dispositivi e sulle modalità di svolgimento dei controlli. Se oltre al controllo degli accessi si procede alla registrazione degli spostamenti occorre uno specifico accordo sindacale o in mancanza, l’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro.

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Sono detraibili le spese per i contratti stipulati con società di vigilanza?

bonus sicurezza 19

La Legge di Stabilità riconferma per il 2019 la detraibilità delle spese sostenute, entro dicembre 2019, per perizie, sopralluoghi, progettazione, acquisto e installazione di apparecchiature per la videosorveglianza.

Il bonus videosorveglianza è stato introdotto nel 2016 sotto forma di credito d’imposta. Nel corso degli anni ha subito variazioni e aggiustamenti ed è diventata un’agevolazione fiscale da portare in detrazione nella dichiarazione dei redditi.

Quali sono le spese che possono essere portate in detrazione

Anche quest’anno il governo pone particolare attenzione alla sicurezza dei cittadini, favorendo l’acquisto e l’installazione di impianti di videosorveglianza e tutti quegli interventi (esempio: rafforzamento, sostituzione, installazione di cancellate e recinzioni murarie, cassaforte, vetri antisfondamento, eccetera) orientati a prevenire/evitare furti, aggressioni, sequestri di persone, e in generale la violazione dei diritti protetti.

A chi spetta il bonus per la detrazione delle spese di videosorveglianza

La detrazione per le spese di videosorveglianza spetta alle sole persone fisiche nella misura del 50%, da ripartire in 10 quote annuali.

Sono detraibili le spese per i contratti stipulati con società di vigilanza

Non rientrano tra le spese detraibili quelle sostenute per i contratti stipulati con società di vigilanza.

Solo nel 2016 chi installava apparecchiature di videosorveglianza e/o stipulava contratti di vigilanza poteva fruire del bonus videosorveglianza al 100% sotto forma di credito d’imposta.

Dal 2017 le sole spese sostenute per l’acquisto/installazione di telecamere di videosorveglianza sono detraibili al 50%, restano escluse quelle sostenute per i contratti di vigilanza.

Non possono fruire del bonus videosorveglianza le imprese, le società, gli artigiani e le attività commerciali.

Come si fa a pagare le spese di videosorveglianza per fruire del bonus

Per poter fruire della detrazione devi effettuare il pagamento delle spese con bonifico parlante, bancario o postale, anche online, indicando come casuale del pagamento il riferimento all’articolo 16-bis del Dpr 917/1986, devi inoltre indicare i dati, completi di codice fiscale, di chi beneficia della detrazione e del beneficiario del pagamento.

Che cos’è il bonifico parlante

Nel 2015 il bonifico parlante era l’unica forma di pagamento accettata per poter usufruire dei bonus videosorveglianza e bonus ristrutturazioni. Ancora oggi viene indicato come modalità di pagamento per accedere alle agevolazioni, ma non è più “l’unica accettata”, infatti è possibile documentare il pagamento delle spese anche con bonifico bancario o postale.

Nel bonifico parlante devi indicare tutte le informazioni necessarie, imposte dalla legge, per non generare confusione con altri pagamenti e poter richiedere l’agevolazione all’Agenzia delle Entrate.

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Come progettare una casa sicura

Come progettare una casa sicura

Se hai in progetto di mettere su famiglia, prima di tutto, pensa alla sicurezza di chi ami... progetta una casa sicura.

Non è un messaggio promozionale, è un suggerimento.

Di solito quando si progetta un matrimonio si pensa al ricevimento, al servizio fotografico per il giorno delle nozze, all’allestimento degli interni della casa, alla ristrutturazione degli spazi che saranno il nido dove cresceranno tutti gli altri progetti… poche volte si pensa alla sicurezza, alla progettazione vera e propria di una casa sicura, che sia anche a prova di ladro.

Qualcuno dice che per preparare una casa occorrono sette lunghi anni. La progettazione ti può aiutare ad interpretare il concetto di casa sicura e ad ottimizzare i tempi.

Sia che tu faccia una progettazione con l’utilizzo di software dedicati, sia che proceda con la tradizionale carta e penna, è bene pensare prima di tutto alla sicurezza di chi ami.

Non perdere di vista un concetto importante: la casa sarà l'incubatrice di tutti i tuoi progetti importanti. Il luogo sicuro dove rifugerai quando fuori sarà tutto difficile.

Immagina di sentirti violato nei tuoi spazi, nella tua intimità… è destabilizzante sapere che qualcuno è entrato dove tu hai improntato il centro dei tuoi interessi, dove vivono i tuoi figli.

Quando si comincia a progettare casa, si è portati a dare importanza all’estetica, al design degli interni e degli esterni. È importante invece comprendere che la progettazione della casa deve essere finalizzata anche alla sicurezza, intesa in senso ampio, a cominciare dalla collocazione delle prese elettriche, agli angoli, alla collocazione delle sostanze che possono rivelarsi tossiche e farmaci, alla disposizione di scale, mobili e infissi. Non è detto che ciò che è bello esteticamente sia anche sicuro.

Il giardino   annesso alla casa può diventare un luogo pericoloso, facilmente violabile da parte di malintenzionati, se non provvisto di apposite misure di sicurezza.

Cosa occorre predisporre?

Per prima cosa quando predisponi le prese elettriche, pensa all’uso che ne farai in futuro. Immagina i possibili punti di alimentazione degli elettrodomestici e telecamere. Quando avrai dei bambini farai in modo che siano munite di apposita protezione.

Gli angoli di tavolini, carrelli, scrivanie, possono essere coperti da protezioni che puoi acquistare in rete, quando ti nasce l’esigenza.

Colloca i pensili destinati alle sostanze tossiche e ai farmaci nella parte alta della parete, in modo che non possa raggiungerli un bambino.

Chiudi le scale con appositi cancelletti di sicurezza.

Munisci le finestre di serramenti blindati.

Installa un impianto di allarme, meglio se composto da sensori e telecamere. Hai tempo fino al 31 dicembre per installare un sistema anti-intrusione e usufruire dell’agevolazione fiscale prevista dalla legge di bilancio 2018 per l’installazione o l’ammodernamento dell’impianto di videosorveglianza.

Puoi portare in detrazione le spese per il sopralluogo, la progettazione, l’acquisto e l’installazione di apparecchiature collegate a centrali di sorveglianza, (leggi come)  oppure puoi scegliere di domotizzare la tua casa usufruendo della detrazione del 65% prevista dall’ecobonus domotica.

Ogni anno il governo si impegna per tutelare la sicurezza dei cittadini e favorire chi installa dispositivi per l’efficientamento energetico delle strutture, promuovendo agevolazioni fiscali. Approfittane e rivolgiti a installatori certificati che possano aiutarti in fase di progettazione.

Non improvvisare. L’improvvisazione può essere molto pericolosa. Se ti affidi al fai da te, potresti installare un impianto che non funziona efficacemente, potrebbe non informarti dell’evento intrusivo e mettere a rischio la sicurezza dei tuoi affetti.

Rendi la tua casa sicura con il rivoluzionario servizio di portierato a distanza BOR. Rivolgiti a professionisti esperti del settore per progettare la tua casa sicura. Contattaci per una consulenza gratuita e per ricevere un sopralluogo  per definire un preventivo per un impianto di monitoraggio controllato da remoto.

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Guardiania virtuale: perché monitorare gli accessi in azienda

Guardiania virtuale: perché monitorare gli accessi in azienda

La necessità di monitorare gli accessi in azienda nasce dall’esigenza di tutelare le persone, le cose e l’azienda stessa contro eventi accidentali, contaminazioni ambientali, eventi intrusivi e danneggiamenti e avere una documentazione utile a fornire collaborazione alle forze dell’ordine e per dimostrare l’estraneità agli eventi che si verificano al fine di evitare implicazioni legali.

Cosa si intende per monitoraggio e controllo degli accessi

Il controllo degli accessi si realizza nel monitoraggio dell’accesso a determinate aree disposte sia all’interno sia all’esterno della struttura aziendale.

Perché si ricorre al monitoraggio deli accessi

Monitorare gli accessi è necessario innanzitutto per salvaguardare la sicurezza delle persone e dipendenti. Controllare l’accesso alle zone interdette al pubblico in alcuni casi può salvare la vita.

Immagina di trovarti all’interno di un’azienda che tratta acidi e altri agenti chimici, se non sei attrezzato di apposito addestramento ed equipaggiamento, l’accesso potrebbe risultarti fatale.

Il monitoraggio degli accessi è finalizzato a prevenire anche questo genere di incidenti e si può realizzare intanto con l’affissione di cartelli, oppure con un servizio di videocontrollo. In quest’ultima ipotesi, rilevata la presenza di personale non autorizzato, si provvede ad allontanarlo, attuando le opportune misure di sicurezza.

Le aziende custodiscono apparecchiature, attrezzi da lavoro, merci e materie prime. Il monitoraggio degli accessi viene svolto a tutela delle cose custodite in azienda, per evitare il rischio di danneggiamento o sottrazione.

Come si controllano gli accessi

Il controllo degli accessi può avvenire con personale addetto direttamente sul posto, stabilendo varchi controllati, utilizzando codici di accesso oppure sfruttando appieno la tecnologia. La combinazione di personale e soluzioni tecnologiche può rappresentare la soluzione efficace che assicura la serenità di potersi dedicare al lavoro senza altre preoccupazioni.

L’utilizzo della tecnologia consente di disporre di apparecchiature per il monitoraggio da remoto delle aree di interesse, per mezzo della guardiania virtuale.

Cos’è la guardiania virtuale

La guardiania virtuale è un servizio che viene svolto da operatori di telecontrollo che monitorano l’area connessi da una centrale operativa, dotata di apparecchiature e software per la rilevazione e l’analisi degli eventi.

Quali sono i vantaggi della guardiania virtuale

I vantaggi della guardiania virtuale sono notevoli e riguardano tanto l’aspetto economico quanto quello organizzativo. Per garantire una guardiania affidata a personale sul posto che si riveli efficace, occorre assumere almeno 5 dipendenti, con tutto ciò che comporta tale scelta, in termini di gestione degli stipendi e dei turni di lavoro. La gestione dei turni del personale è un elemento che richiede organizzazione e flessibilità. Non solo, occorre tutelare i guardiani dal rischio di intrusione cui, per le peculiarità del lavoro, sono maggiormente esposti.

Come funziona la guardiania virtuale

La guardiania virtuale ti consente di avere a tua disposizione un guardiano che opera da remoto con apparecchiature altamente tecnologiche in grado di rilevare e analizzare gli eventi, senza dover affrontare i disagi della gestione di un guardiano in azienda.

Appena rileva la presenza di soggetti nell’area monitorata l’operatore, connesso dalla Centrale Operativa, analizza e risponde all’evento con una soluzione, che può essere l’apertura di un varco, un cancello, una porta oppure l’allontanamento del soggetto non autorizzato, con i protocolli di sicurezza stabiliti dall’azienda. Il tutto in tempo reale, sfruttando al massimo la tempestività e evitando danni a persone, cose e azienda.

In cosa consiste il controllo degli accessi per mezzo di guardiania virtuale

Il controllo degli accessi per mezzo di guardiania virtuale riassumendo quindi, consiste nell’apertura e/o chiusura di varchi, porte e cancelli, nella rilevazione e l’analisi degli eventi, nel controllo della corretta utilizzazione della struttura, nel controllo della sosta vietata, nella rilevazione di incendi e danneggiamenti, nella deterrenza intrusioni, nel controllo del corretto funzionamento delle apparecchiature, e garantisce una documentazione di tutti gli eventi per immagini, foto e video in tempo reale.

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A chi spettano le spese di videosorveglianza in condominio?

Spese di videosorveglianza nei condomini

La necessità di controllare la sicurezza di garage, cortili, scale, androni e accessi comuni può nascere dall’esigenza di sentirsi protetti o come conseguenza ad un furto o atto vandalico avvenuto ai danni delle parti comuni.

Fino al 2012 non c’erano disposizioni di legge specifiche per la videosorveglianza in edifici condominiali. Il 18 giugno 2013 è entrata in vigore la Legge 220/2012 che regola l’installazione di impianti di videosorveglianza su parti comuni di edifici condominiali e stabilisce la maggioranza assembleare richiesta per l’approvazione della delibera.

Secondo la legge, per l’installazione dell’impianto di videosorveglianza nelle parti comuni dell’edificio condominiale, è richiesta la maggioranza dei condomini intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio.

A chi spettano le spese di installazione e manutenzione?

Le spese di installazione e la manutenzione dell’impianto di videosorveglianza vanno distribuite proporzionalmente tra i condomini, in base alla quota millesimale di ogni singolo condomino. Tuttavia l’assemblea può deliberare, all’unanimità, un diverso criterio di ripartizione delle spese e definire una quota uguale per tutti.

A chi spettano le spese sostenute per l’installazione dell’impianto in circostanze di urgenza?

In caso di urgenza, per garantire la sicurezza dei propri beni e per dissuadere i malintenzionati dal compiere atti vandalici e furti, il condomino può unilateralmente provvedere all’installazione di una telecamera in un luogo comune, senza preventiva autorizzazione assembleare. In tal caso gli altri condomini sono tenuti a rimborsargli le spese che ha sostenuto.

Quando ad installare l’impianto è un singolo condomino che provvede per la propria abitazione, le spese di installazione e manutenzione sono esclusivamente a suo carico, non deve richiedere l’autorizzazione assembleare e non è tenuto ad esporre nessun avviso per segnalarne la presenza a condizione però, che la camera sulla porta di casa, inquadri solo lo spazio circoscritto allo zerbino, senza inquadrare luoghi non facilmente accessibili alla vista. Per saperne di più fai click qui.

Quali sono gli obblighi per il condominio?

La legge prescrive che per segnalare la presenza dell’impianto di videosorveglianza in un’area comune di un edificio condominiale occorre esporre un avviso.

La documentazione può essere conservata fino a 48 ore, salvo diversa disposizione e i casi particolari dove ne è richiesta la visione da parte dell’autorità giudiziaria.

L’accesso alla documentazione è consentita al solo personale autorizzato.

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Come blindarsi contro le intrusioni

Blindarsi contro le intrusioni

Ci sono diverse soluzioni per blindarsi contro le intrusioni. Sicuramente dotare gli ambienti di vetri infrangibili, finestre, inferriate, serramenti e porte blindate assicura una discreta protezione contro il rischio di intrusione, ma il costo di questi dispositivi potrebbe costituire un deterrente all’installazione per chi non è disposto ad investire un certo budget nella sicurezza.

La legge di stabilità 2018 riserva una detrazione fiscale del 50% per le spese sostenute per il sopralluogo tecnico, la progettazione, l’acquisto e l’installazione di sistemi di sicurezza. Leggi di più

Rimedi come spranghe e antifurti rappresentano l’alternativa o l’integrazione alla blindatura.

Le spranghe sono commercializzate in diverse tipologie, proprio perché possono essere installate per rinforzare una porta blindata con una classe di resistenza insufficiente o possono essere applicate ad una normale porta di casa per creare l’effetto blindato, con un costo inferiore rispetto a quello che dovresti sopportare per una porta blindata a classe di resistenza RC6.

Non di rado capita che, attratti da soluzioni economiche, si scelga una blindatura con una diversa classe di resistenza, che non assicura una buona protezione. Con il passare del tempo magari ci si rende conto di aver commesso un errore, ma rimediare con la sostituzione della porta blindata può essere oltremodo oneroso.

Può bastare una spranga a rinforzare una porta blindata?

Puoi scegliere di applicare una sola spranga orizzontale o combinarne due spranghe per ottenere una maggiore efficacia. Puoi sceglierne una regolabile o fissa, meccanica: azionata da un cilindro, o elettronica: che dispone di sensori per la rilevazione di vibrazioni di intrusioni, combinatori telefonici e microfoni per l’ascolto ambientale.

Può bastare da solo l’antifurto per ottenere l’effetto della blindatura?

Sicuramente installare un antifurto può avere un effetto deterrente sui ladri meno esperti, che magari agiscono da soli. La presenza di antifurti in presenza di ladri più esperti invece, velocizza semplicemente i tempi di esecuzione del furto. Gli antifurti fanno parte dei sistemi di sicurezza attivi perché consentono di far suonare una o più sirene, accendere luci, chiamare numeri, inviare sms, o attivare altri dispositivi elettronici.

La criticità dell'impianto di allarme è rappresentato dalla possibilità di generare falsi allarmi, di essere manomesso, sebbene gli antifurti di ultima generazione siano dotati del tasto tamper antimanomissione che fa partire le sirene e le segnalazioni telefoniche in caso di strappo dal muro, di essere mascherati, disturbati da sistemi radio che interferiscono con il segnale…

Può la nebbia da sola essere intesa come un sistema di allarme?

I sistemi di allarme nebbiogeni rappresentano una forma di deterrenza fisica, perché agiscono saturando gli ambienti di nebbia, impedendo ai ladri di vedere la merce e i valori. La nebbia viene sparata all’interno e all’esterno per prevenire l’intrusione. Far partire la nebbia dopo l’intrusione non ha senso. La tempestività è fondamentale per la buona riuscita dell’effetto antintrusione.

Per una blindatura efficace contro le intrusioni esistono numerose soluzioni, che adottate singolarmente possono non sortire lo stesso effetto che combinate insieme.

Installare un impianto di allarme in presenza di cancelli, serramenti e porte blindate, meglio ancora se integrato da spranghe e nebbia, contribuisce a blindarsi contro le intrusioni, ma per avere una deterrenza più  efficace è ancora meglio installare un sistema di videosorveglianza attiva, monitorato H24 da operatori di telecontrollo, che informano il cliente di tutti gli eventi, fanno scattare le sirene, attuano la dissuasione audio e possono far partire la nebbia prima che i ladri entrino nell’area sorvegliata, prevenendo rischi e danni a persone e cose.

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Impianto di allarme o videosorveglianza in comodato, a noleggio o in leasing: attento alle differenze

differenze significato

Spesso facciamo un uso improprio di termini e ne confondiamo il significato. È il caso del “comodato d’uso” del quale sempre più frequentemente sentiamo parlare, quando stiamo per decidere quale sarà l’operatore telefonico che ci consentirà di fare telefonate e navigare la rete velocemente.

Hai mai notato che alcuni operatori ti allettano con la prospettiva del router in comodato d’uso e poi ti vedi indicare in fattura il costo del dispositivo?

Se protesti ti dicono che stai versando la cauzione!

Allora facciamo chiarezza, soprattutto se stai valutando un’offerta per un impianto di allarme o videosorveglianza in comodato d’uso.

Il comodato d’uso è un contratto reale regolato dall’art. 1803 e successivi del codice civile, che ha per oggetto l’uso gratuito di un bene mobile o immobile. Le peculiarità del contratto sono: il titolo gratuito del diritto, l’uso determinato del bene ricevuto in comodato, l’impossibilità di cedere a terzi il bene oggetto del diritto e la responsabilità dell’integrità dello stesso fino alla fine del comodato.

Il comodato d’uso non va confuso con il noleggio e il leasing. Il noleggio è un contratto consensuale tra un locatore e un locatario, regolamentato dall’art. 1571 e successivi del codice civile, e ha per oggetto l’uso di un bene mobile o immobile contro il pagamento di un canone da versare mensilmente per la durata del contratto. Il locatario non è responsabile della rottura o della distruzione del bene locato per cause che non siano imputabili alla sua imperizia.

Leasing è il termine usato per indicare la procedura d’acquisto di un bene da parte di un soggetto per mezzo di una finanziaria. Precisamente il bene viene acquistato dalla finanziaria che salda l’intero importo alla ditta fornitrice, per poi ricevere dal cliente la restituzione del capitale impiegato con canoni periodici. Il cliente è responsabile della rottura o della distruzione del bene, in compenso però può acquistarne la proprietà ad un prezzo molto basso, rinnovare la durata del leasing ad un canone agevolato oppure restituire il bene.

Nel caso specifico dell’impianto di allarme o videosorveglianza, “il bene oggetto del contratto” sono le apparecchiature.

Nella scelta della formula contrattuale presta attenzione quindi, alle differenze sopra elencate.

Se ti propongono un impianto di allarme o videosorveglianza in comodato d’uso verifica bene a cosa si riferisce il costo mensile che sarà computato. Diffida da offerte che ti promettono il comodato d’uso contro il pagamento di un canone: abbiamo appena appreso che la natura del contratto di comodato d’uso è gratuita. Quindi verifica di pagare solo il servizio di sorveglianza e non altro.

La necessità di garantire la sicurezza alla tua casa, alla tua azienda o al tuo ufficio potrebbero farti sottoscrivere accordi poco chiari. Accertati allora di pagare solo per i servizi e non per le apparecchiature.

Cosa ben diversa invece se stai valutando un’offerta che prevede il riscatto finale della proprietà delle apparecchiature. È sicuramente un vantaggio per te distribuire il pagamento dell’importo necessario all’acquisto dell’impianto di allarme o videosorveglianza, su 36 rate e avvalerti del servizio di sorveglianza annesso.

Se ti è piaciuto questo articolo, aggiungi un commento o condividi con noi la tua esperienza. Se invece desideri informazioni più dettagliate sull’acquisto a rate delle apparecchiature di videosorveglianza e sul servizio di guardiania a distanza per la tua azienda o abitazione, contattaci e richiedi una consulenza gratuita

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Sicurezza: agevolazioni fiscali o credito agevolato per commercianti e imprese che acquistano apparecchiature di videosorveglianza e altre tecnologie digitali

agevolazioni fiscali

Il Bonus Sicurezza 2018 riserva la detrazione del 50% ai soli privati cittadini, non possessori di Partita IVA, che acquistano apparecchiature per l’impianto di sicurezza per la loro abitazione.

Tuttavia la legge di bilancio 2018 ha rifinanziato la nuova Sabatini per 33 milioni di euro da utilizzare per il 2018, che in concreto consente alle piccole, medie e grandi imprese di accedere più facilmente al credito, per l’acquisto di macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo, hardware, software e tecnologie digitali.

Se non direttamente quindi, anche per le imprese piccole o grandi che siano, ci sono agevolazioni per l’accesso al credito nel caso vogliano dotarsi di impianti di videosorveglianza e altri componenti hardware/software e tecnologie digitali.

Quali sono le imprese interessate che possono usufruire della nuova Sabatini?

La nuova Sabatini prevede agevolazioni per imprese che operano nei settori produttivi, agricoltura e pesca. Sono escluse le imprese che svolgono attività finanziarie, assicurative e operano nel campo delle esportazioni.

Qual è lo scopo della Sabatini?

La nuova Sabatini vuole favorire la crescita dell’innovazione e degli investimenti in digitale anche da parte di imprese manifatturiere che possono così investire nell’acquisto di attrezzature che le proiettino nella crescita tecnologica

Da chi viene concesso il credito?

I finanziamenti vengono concessi da banche e società finanziarie, su presentazione di una domanda di partecipazione all’agevolazione.

Qual è il termine ultimo?

Il termine ultimo per la presentazione delle domande per accedere al credito agevolato messo a disposizione per il 2018, è il 31 dicembre 2018.

Se hai dubbi sull’opportunità di accedere al credito agevolato per l’acquisto di un impianto tecnologico di videosorveglianza, puoi considerare anche l’ipotesi di noleggiare l’impianto di videosorveglianza attiva. È una valida alternativa che ti consente di spalmare i costi su più rate e nel frattempo usare le apparecchiature. Richiedi una consulenza gratuita per ulteriori informazioni, puoi beneficiare del superammortamento del 130% previsto dalla legge di Bilancio per l’acquisto di beni o presi in leasing entro il 31 dicembre 2018 e consegnati entro giugno 2019, a condizione che entro il 31 dicembre tu abbia versato il 20% del costo di acquisizione. Contattaci siamo a tua disposizione.

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