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DiCarmelina Moccia

Come scegliere un antifurto per l’ufficio

Come scegliere un antifurto per l’ufficio

Scegliere un antifurto per l’ufficio comporta la valutazione di diversi aspetti. Sicuramente ti sarai già fatto un’idea facendo ricerche in rete e avrai appreso che la presenza di inferriate, serramenti e porte blindate contribuisce ad alimentare la sensazione di protezione, ma non risolve definitivamente il tuo problema: la sicurezza del tuo ufficio!


I dispositivi di sicurezza che ti ho poc'anzi elencato si identificano come passivi e posseggono una differente classe di protezione che garantisce una maggiore/minore resistenza del dispositivo a svariate tipologie di attrezzi. Per aiutarti a comprendere ti faccio un esempio: se utilizzi una porta blindata a classe 6, i malintenzionati impiegheranno più tempo a eluderla, perché è resistente alla forza di attrezzi elettrici potenti oltre che alla sola forza del delinquente.

Affidarsi ai soli dispositivi passivi non è consigliato, perché anche nel caso in cui tu abbia una porta blindata a classe 6 non è detto che i delinquenti si scoraggino, magari impiegheranno il doppio del tempo preventivato, ma se non ravvisano la pericolosità della presenza di un sistema di sicurezza attiva, continueranno nel loro progetto.

Quali sono i sistemi di sicurezza attiva

Tra i sistemi di sicurezza attiva si vanno a collocare gli antifurto: allarmi, telecamere, sensori.

Un sistema di allarme si compone principalmente di tre elementi fondamentali: centrale, rilevatori e allarme. La centrale può essere dotata di combinatore telefonico GSM in grado di inviare messaggi o fare telefonate registrate a numeri preselezionati. Normalmente la centrale è alimentata con energia elettrica, ma in caso di interruzione dell’erogazione dell’energia può funzionare a batterie. Questo è un aspetto molto importante da considerare, pensa infatti alla possibilità che i malintenzionati taglino i cavi di alimentazione, la presenza della batteria consente il regolare funzionamento del dispositivo.

Come si collega la centrale di comando

In commercio esistono diversi tipi di centrali: per impianti cablati, wireless o ibridi. Cablare un impianto di sicurezza è ovviamente più costoso, perché richiede la predisposizione di canaline per il passaggio dei cavi e opere murarie. La soluzione più economica è offerta dalla scelta di un impianto wireless che ti consente di evitare interventi, ma non è detto che sia quella più funzionale.

Ti consiglio di affidarti sempre ad un tecnico che curi l’installazione e magari ti assista durante la fase di configurazione per ridurre il rischio di incorrere in falsi allarmi.

Molti furti vengono messi a segno perché i ladri, approfittando dei falsi allarmi fatti scattare più volte, possono agire indisturbati dopo l’ennesimo intervento a vuoto dell’ispezione della vigilanza.

E se capitasse anche a te?

Non voglio farti paura, ma può capitare. Sappi che in giro ci sono dei particolari dispositivi che disturbano le frequenze dei sistemi di sicurezza, si chiamano Jammer e se utilizzati nelle aree circostanti mettono KO l’antifurto e qualsiasi altro dispositivo elettronico.

Torniamo alla centrale: è l’elemento cardine del sistema, che riceve due tipi di segnale, quello volumetrico e quello perimetrale, rispettivamente per il controllo di ciò che avviene all’interno dell’ufficio e fuori. I sensori impiegati per la rilevazione delle presenze possono sfruttare gli infrarossi, le microonde o entrambi. I sensori che sfruttano entrambe le tecnologie sono più affidabili perché rilevano i cambiamenti di temperatura dell’ambiente ed effettuano un rilevamento a fasci, finalizzato a ridurre la frequenza di falsi allarmi.

Individuata la presenza la centrale comunicherà all’esterno con l’invio di messaggi o telefonate preregistrate e farà scattare l’allarme visivo e acustico. La centrale invia il segnale di allarme quando rileva la presenza di intrusi, ciò vuol dire che l’intrusione è già avvenuta e l’intruso può manomettere il dispositivo e godere di altro tempo, fino all’arrivo dell’ispezione, per compiere il furto.

Qual è la misura più efficace per fermare i ladri

Per una protezione più efficace puoi integrare il tuo sistema di sicurezza con telecamere IP. Ne esistono di diverse tipologie in commercio e puoi controllarne il funzionamento direttamente dal tuo Smartphone, Tablet o PC, ti basta solo essere connesso ad una rete Internet. Fai click qui per approfondire l’argomento.

La diffusione dell’impiego di telecamere per il controllo degli accessi è dovuto alla flessibilità dell’utilizzo che se ne può fare, nei precedenti articoli ne ho descritto le caratteristiche e i principali vantaggi.

Combinare sistemi passivi di sicurezza e sistemi attivi indubbiamente rafforza la percezione del senso di protezione, ma certamente ciò che garantisce maggiore sicurezza è l’abbinamento di un servizio innovativo di portierato e guardiania in Tele-presenza, che previene gli eventi ed evita danni a persone e cose, perché svolto in tempo reale da operatori che sono connessi dalle proprie piattaforme tecnologiche per sorvegliare le aree dotate di impianti di monitoraggio.

Immagina di trovarti distante dall’ufficio diversi Km, ricevi il segnale di allarme dal tuo antifurto per l’intrusione avvenuta… cosa fai? Ti tocca gestire l’emergenza!

Immagina invece di trovarti nella stessa circostanza, ricevi la notifica dall’operatore di Tele-presenza del "tentativo di intrusione" avvenuto e l’informazione che è tutto ok… cosa fai? Continui a goderti la serata in compagnia!

Risultato: evitata l’intrusione e zero danni all’ufficio e ai dati in esso contenuti.

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DiCarmelina Moccia

Qual è la durata di registrazione di una telecamera?

Qual è la durata di registrazione di una telecamera?

Se stai per acquistare una telecamera devi sapere che la scelta di un modello piuttosto che un altro può influenzarne la durata di registrazione.

La tipologia di telecamera influisce infatti sull’occupazione di memoria e quindi sul tempo delle riprese. È il caso delle telecamere full HD per esempio: per garantire immagini ad alta risoluzione, il salvataggio richiederà uno spazio 4-5 volte superiore rispetto ad una telecamera tradizionale.

Sicuramente anche il supporto di registrazione che decidi di usare influisce sulla durata di registrazione della telecamera: qualora tu scelga di registrare i dati su una scheda SD card di 16 o 32 GB sappi che la prestazione sarà ridotta rispetto a quella garantita da un Hard Disk di 1 TB.

Un altro fattore che incide sulla durata è la modalità di registrazione. Puoi optare per la registrazione continua oppure a rilevazione di movimento. Se scegli di registrare le immagini solo quando viene rilevato un movimento la durata della registrazione si allunga. Nel caso in cui tu decida di registrare le immagini H24 la durata si riduce invece notevolmente.

Ricapitolando, i tre principali fattori che influiscono sulla durata di registrazione di una telecamera sono:

  • supporto per la registrazione;
  • risoluzione di salvataggio delle immagini;
  • modalità di registrazione.

Quanto durano le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza

Tenendo in considerazione quanto detto finora posso concludere che se utilizzi una SD card per la registrazione, la durata varia da poche ore a 2-3 giorni, se invece utilizzi un hard disk la durata si allunga notevolmente a una settimana e in alcuni casi può arrivare fino a trenta giorni.

Quali sono le alternative ai tradizionali metodi di registrazione

Se decidi di adeguare il tuo impianto di videosorveglianza la durata di registrazione può mutare.

Se acquisti telecamere IP puoi collegarle all’NVR, che a differenza del DVR, puoi archiviare su server le immagini registrate e disporre di un backup delle registrazioni; potrai quindi evitare di usare memoria su dispositivi e di subire improvvise perdite di dati in caso di guasti. Leggi le differenze tra DVR e NVR, fai click qui.

In alternativa le telecamere IP dotate di Micro SD da 128 GB ti consentono di memorizzare fino a 28 giorni di riprese continue.

La registrazione cloud ti permette di accedere alle immagini da qualsiasi dispositivo, in qualsiasi momento, purché tu sia ovviamente connesso a Internet. Puoi acquistare ulteriore spazio presso il tuo Provider e assicurarti la libertà di scegliere la modalità di registrazione a te più consona, senza preoccuparti dei limiti di capienza e di assicurarti la migliore qualità di immagini full HD.

Se hai ancora dubbi sulla durata di registrazione delle telecamere puoi contattarci e richiedere una consulenza, ti aiuteremo a scegliere la migliore soluzione per il tuo impianto di sorveglianza più funzionale alle tue esigenze.

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DiCarmelina Moccia

Chatbot: cosa sono, quali sono gli impieghi e quali le prospettive per il futuro

Chatbot: cosa sono, quali sono gli impieghi e quali le prospettive per il futuro

Hai mai interagito con un Chatbot?

Ti sarà sicuramente capitato di visitare un sito web e di essere accolto da un assistente virtuale che ti offre assistenza: questo è solo uno dei tanti impieghi.

Cosa significa chatbot

Chatbot è composto dal termine chat, che indica l’utilizzo di una chat dedicata per gestire la conversazione e bot che non è altro che la contrazione della parola robot.

Un chatbot altro non è quindi che un software strutturato in modo da stabilire un’interazione artificiale con un interlocutore, per offrire assistenza principalmente. La diffusione dei chatbot è destinata a diventare sempre più capillare; per comprenderne l’importanza basta pensare ai benefici che possono ricavarne le aziende nel marketing per snellire la gestione del reparto vendite e nella customer care.

La prima idea di applicazione dell’intelligenza artificiale nelle macchine destinate ad interagire con gli umani è stata esposta da Alan Turing nel 1950, quando in un articolo propose un criterio, poi denominato Test di Turing, per capire se una macchina fosse in grado di pensare.

Come è strutturato un chatbot

Un chatbot è un software sviluppato per gestire dialoghi strutturati tra un bot e una persona. L’umano comprende di trovarsi di fronte ad una macchina dalle scelte che è indotto a compiere. Trattandosi infatti di una macchina per poter delineare un profilo dell’umano con cui sta conversando, il bot proporrà delle domande a scelta multipla per delineare gli interessi, le preferenze, l’età, i gusti e la lingua dell’umano.

Qual è il principale vantaggio di un chatbot

Un chatbot offre assistenza H24, questo è sicuramente il primo vantaggio. Grazie all’intelligenza artificiale di cui è dotato è in grado di imparare dai propri errori; quando l’umano fornisce risposte alle domande il bot elabora un profilo e personalizza le informazioni da dare all’utente connesso.

Il notevole vantaggio del chatbot è che l’utente decide quando ricevere informazioni e quando smettere di riceverne.

Quali sono gli impieghi di un chatbot

L’impiego dei chatbot è sicuramente più indicato nel settore marketing e nella customer care, come già detto, ma non è raro trovarne in giro per altri utilizzi.

Immagina di voler far parte di una Community Virtuale… sai quante persone frequentano contemporaneamente la piattaforma? Il chatbot riesce a gestire dialoghi con tutti gli utenti fornendo informazioni e aiuto grazie a domande strutturate rivolte a personalizzare la risposta.

Telegram nel 2015 ha consentito per la prima volta di sviluppare un assistente virtuale in grado di rispondere a comandi/scelte programmabili. L’anno successivo è stata la volta di Facebook Messenger che ha aperto l’accesso ai bot sulla piattaforma.

Attualmente sono già tante le aziende che hanno sviluppato il proprio chatbot per rispondere alle esigenze delle persone. La possibilità di poter anche gestire i pagamenti con Paypal fa dei chatbot uno strumento flessibile e smart che è destinato a sostituire le App.

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DiCarmelina Moccia

Operazione Smokin’ field in atto dalle prime ore del giorno mentre la Campania rivive l’incubo dei rifiuti incendiati

Operazione Smokin’ field in atto dalle prime ore del giorno mentre la Campania rivive l’incubo dei rifiuti incendiati

Si terrà oggi la Conferenza Stampa negli uffici della Procura di Roma che riassume gli esiti di sequestri e perquisizioni svolti congiuntamente da Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri nell’ambito dell’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, nelle province di Roma, Latina, Frosinone e Napoli per individuare siti che si occupano di traffico illecito di rifiuti, discariche abusive e scongiurare danni all’ambiente.

L’operazione denominata “Smokin’ Field” si svolge mentre la Campania torna a rivivere l’incubo dei rifiuti per strada e gli incendi ai cassonetti: al momento si contano ben 48 campane, incendiate da delinquenti che con il volto coperto, a bordo di scooter, lanciano tizzoni, provocando tra l’altro anche l’incendio di auto e motorini.

Erano cinque anni che non si verificavano eventi simili e mentre la Procura indaga, il fuoco continua a far danni! L’altra notte al deposito di rifiuti di Sant’Antonio Abate, dove una volta aveva sede una fabbrica di pomodori, e da alcuni mesi adibita a deposito per lo stoccaggio di rifiuti differenziati non tossici da un’azienda che si occupa della nettezza urbana, è stato spento un incendio.

Momenti di tensione sono stati vissuti dalla popolazione costretta ad evacuare le case limitrofi. Non si conosce ancora la natura del rogo, che ha visto impegnati carabinieri della stazione di Sant’Antonio A., Castellammare di Stabia e i vigili del fuoco di Torre del Greco, ma si è fortunatamente scongiurato il pericolo che le fiamme raggiungessero il vicino deposito di legname, che avrebbe reso le operazioni di spegnimento dell’incendio più complicate.

Il clima di questi giorni certo non facilita la situazione e il consigliere comunale di San Giorgio ha già segnalato all’ASL la presenza di rifiuti abbandonati: materassi, plastica, sacchi neri, materiale di risulta e l’erba alta e secca nei pressi dell’asilo nido comunale, dove due mesi fa era stato incendiato un capannone in legno adiacente alla scuola.

Non meno allarmante il contesto che si ritrova a vivere la popolazione di Marano. Per due chilometri, lungo la strada a confine tra Marano e Napoli, si estende infatti una discarica a cielo aperto dove vengono depositati rifiuti di vario genere.

Il Comune di Marano ha presentato un progetto per l’installazione di telecamere di videosorveglianza. Il progetto pare sia stato anche autorizzato dalla Regione, ma i tempi di installazione vanno a rilento e si teme che l’ondata di caldo possa alimentare incendi e recare danni all’ambiente.

Come ogni stagione estiva ci ritroviamo a dover fronteggiare l’emergenza degli incendi e danneggiamenti di vario genere. Eventi il cui verificarsi potrebbe essere scongiurato appunto dall’installazione di impianti di videosorveglianza, previsti tra l’altro nei piani di riqualificazione urbana.

La domanda allora nasce spontanea: ravveduta l’opportunità di sorvegliare le aree con impianti audiovisivi e servizi tecnologici di portierato e guardiania virtuale, perché non si procede alla riqualificazione del territorio e alla salvaguardia dell’ambiente?

Aspettiamo gli esiti dell’operazione Smokin’ Field e speriamo di ottenere qualche risposta che non ci spinga alla muta rassegnazione!

 

DiCarmelina Moccia

Detrazioni: cosa succede se non si invia la segnalazione all’ENEA

Detrazioni: cosa succede se non si invia la segnalazione all’Enea

Se hai deciso di acquistare beni o eseguire interventi di ristrutturazione edilizia che consentono di realizzare un risparmio energetico in particolare, per usufruire delle detrazioni fiscali previste dalla legge di bilancio 2019, devi inviare entro novanta giorni una comunicazione all’ENEA.

L’obbligo dell’invio è stato introdotto nel gennaio 2018, ma solo a novembre 2018 l’ENEA ha reso disponibile il sito web dove poter inviare la comunicazione.

Da questo ne puoi dedurre che si sono create diverse incomprensioni sulla necessità di inviare entro novanta giorni la comunicazione oppure richiedere una proroga.

Immagina chi ha fatto interventi nel lasso di tempo compreso tra il 1 gennaio 2018 e il 21 novembre 2018, cioè quando è stato reso disponibile il sito…

Il termine ultimo riservato a costoro per presentare la comunicazione è stato il 19 febbraio 2019.

Perché bisogna inviare la comunicazione all’ENEA

Chiariamo innanzitutto perché occorre inviare la comunicazione all’ENEA. L’obiettivo è monitorare e valutare il risparmio energetico che si realizza come conseguenza degli interventi di ristrutturazione edilizia eseguiti.

Cos’è l’ENEA

L’ENEA è l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, che elabora le informazioni pervenute dalle segnalazioni e le trasmette al Ministero dello Sviluppo Economico, al Ministero dell’Economia e delle Finanze, alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano.

Chi è tenuto ad inviare la comunicazione all’ENEA

Prima di risponderti, devi considerare che puoi usufruire del bonus ristrutturazioni anche se vuoi sostituire la porta blindata, (fai click qui per approfondire l’argomento), oppure installare un impianto di videosorveglianza, un sistema di allarme o un innovativo impianto tecnologico di monitoraggio, in tal caso puoi anche decidere di avvalerti in alternativa, del bonus sicurezza… la detrazione che ti verrà riconosciuta è ugualmente pari al 50% della spesa che andrai a sostenere. Per leggere di più sul Bonus sicurezza fai click qui.

Se decidi di avvalerti del bonus ristrutturazioni per la sostituzione della porta blindata o per l’installazione di un impianto tecnologico per la sicurezza come prima citato, devi comunque inviare la comunicazione all’ENEA.

Sono tenuti ad inviare la comunicazione all’ENEA cittadini, condomini e imprese che effettuano lavori di ristrutturazione e risparmio energetico.

Cosa accade se non si invia la segnalazione all’ENEA

L’Agenzia delle Entrate il 18 aprile 2019 ha diramato una disposizione: la Risoluzione n. 46/E, che meglio chiarisce lo scopo della comunicazione, e stabilisce che la mancata segnalazione all’ENEA degli interventi eseguiti, non comporta la revoca della detrazione.

L’Agenzia delle Entrate chiarisce che la segnalazione ENEA resta obbligatoria, ma è priva di conseguenze fiscali e sanzioni per il contribuente.

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DiCarmelina Moccia

Quali sono le pene previste per violazione di domicilio, furti e rapine

Quali sono le pene previste per violazione di domicilio, furti e rapine

La recente approvazione della nuova legge sulla legittima difesa ha generato un inasprimento delle pene per la violazione di domicilio, i furti e le rapine.

La nuova legge presenta in totale nove articoli che vanno a rettificare non solo l’art 52 del codice penale che regola la legittima difesa, ma prende in esame anche i reati contro il patrimonio e la violazione di domicilio.

Cos’è la violazione di domicilio

La violazione di domicilio, secondo quanto stabilito dall’art. 614 del codice penale, avviene quando una persona si introduce in una dimora privata senza il consenso di colui che è autorizzato a vietarne l’accesso. L’articolo della nuova legge sulla legittima difesa ha inasprito la pena che andava da un minimo di sei mesi fino a tre anni di reclusione, stabilendo un periodo di reclusione per chi viola l’altrui dimora maggiore, precisamente: da uno a quattro anni. Se l’intrusione è caratterizzata da violenza sulle cose o sulle persone la reclusione passa da uno a cinque anni, a due a sei anni.

Pene più severe anche nel caso in cui alla violazione del domicilio segue il furto; in tal caso infatti la pena passa da quattro a sette anni di reclusione. Prima che fosse approvata la nuova legge la pena prevista per chi si introduceva nell’altrui dimora senza averne il consenso e sottraeva beni era da tre a sei anni di reclusione.

Quando il furto viene praticato con l’uso di armi o narcotici la pena si inasprisce notevolmente, infatti chi sottrae beni facendo uso di armi o narcotici rischia di finire in carcere anche per dieci anni e di essere condannato a corrispondere una multa di 2.500,00 €.

Chi compie rapine rischia di restare in carcere da cinque a dieci anni, anche in questo caso il periodo minimo è aumentato e non è escluso che nel definire la pena si possano considerare ulteriori circostanze “aggravanti”.

Qual è la differenza tra furto, rapina e scippo

Furto, rapina e scippo sono tutti reati contro il patrimonio: Il furto è il reato meno grave, e consiste nel sottrarre beni altrui per trarne profitto senza fare uso della violenza. Per intenderci il furto avviene quando viene sottratta merce in un negozio, approfittando della distrazione del titolare.

Lo scippo si caratterizza per la violenza fisica che viene esercitata sulla vittima per sottrarle un bene, per esempio strappandole di mano o da dosso una borsa mentre cammina per strada.

La rapina è il più grave dei tre reati perché si compie esercitando violenza sulla vittima con l’uso di armi, per esempio minacciando il gioielliere con una pistola per farsi aprire la cassaforte.

Quando è punibile il furto

Per poter punire chi ha commesso un furto è necessario che la vittima presenti querela. Lo scippo è punito con la stessa pena prevista per chi compie un furto in un edificio, sia esso adibito alla privata dimora o all’esercizio di un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.

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DiCarmelina Moccia

Sicurezza: dopo gli scontri di Genova si tirano le somme e si sentono gli indagati

Sicurezza: dopo gli scontri di Genova si tirano le somme e si sentono gli indagati

Oggi potrei parlarti dell’insegnate della scuola dell’infanzia di Lamezia Terme, che con la scusa di aiutare a disegnare le sue quattro alunne di cinque anni, le prendeva sulle sue gambe e le toccava nelle parti intime.

L’uomo è stato arrestato a seguito delle riprese delle telecamere posizionate dalla polizia dopo le denunce presentate ad aprile dai genitori delle alunne, e sicuramente potrei attirare la tua attenzione parlandoti di quanto sia importante collocare telecamere a circuito chiuso per prevenire maltrattamenti e abusi… ma cadrei nella ripetizione, e per la verità sono pure piuttosto disgustata da quanto è accaduto.

Oggi voglio parlarti invece di quello che sta succedendo a Genova in questi giorni, anzi in queste ore!

Si sono presentati ieri, mercoledì 29 maggio 2019, presso la Procura di Genova, i quattro poliziotti del reparto mobile indagati per lesioni aggravate, procurate con un paio di manganellate al giornalista di Repubblica nell’atto di disperdere i manifestanti che hanno dato luogo agli scontri venerdì scorso, 23 maggio 2019.

La manifestazione di protesta, che è presto degenerata in guerriglia urbana, era stata organizzata dagli antagonisti di Casapound, che aveva deciso di tenere a Genova il comizio conclusivo della campagna elettorale. A difesa del comizio erano stati disposti trecento poliziotti ed erano state blindate due piazze.

Le immagini degli scontri si sono diffuse rapidamente in rete suscitando l’indignazione di chi reputa “eccessivamente violenta” la reazione dei poliziotti per riportare l’ordine, senza ovviamente tener conto della guerriglia messa in atto dai manifestanti, anche contro i poliziotti, che sono diventati bersaglio di lanci di pietre, bottiglie e bastoni.

Il segretario generale della federazione sindacale di polizia in un comunicato invita a riflettere seriamente sull’accaduto e a non generalizzare. La polizia è fatta da uomini che si espongono “per dovere” alla violenza di soggetti che hanno un unico intento: generare disordine. Mantenere l’ordine in tali contesti non è semplice e può capitare a chiunque di restare coinvolto nel disordine scatenato da teppisti che invocano il diritto a protestare. La protesta deve essere esercitata, ma senza per ricorrere alla violenza.

Durante gli scontri sono state fermate due persone e ferite altre tre: due carabinieri e un giornalista, ma si parla solo del giornalista ferito!

È anche naturale che l’attenzione si concentri solo sul giornalista, ma non dimentichiamo che i due carabinieri erano lì per difendere i cittadini che manifestavano pacificamente dagli attacchi violenti dei teppisti. È naturale, anche se difficile da mandar giù, se durante una rissa finisce per prenderle anche chi non c’entra nulla. A questo proposito il colonnello dei carabinieri in congedo, Salvino Paternò per le prossime manifestazioni invoca la presenza di un pubblico ministero che istruisca gli agenti sul da farsi quando l’evento degenera, l’apertura di inchieste giudiziarie per ogni eventuale scontro, l’uso di pettorine per i giornalisti accreditati e altri professionisti che seguono i servizi di ordine pubblico e l’uso di telecamere per ogni operatore dei servizi di sicurezza.

È facile additare la polizia per la forza che ha dovuto impiegare per respingere la violenza, ma ti è mai capitato di avere a che fare con un teppista, e sottolineo “un” solo teppista?

Al giornalista bastonato va tutta la mia solidarietà, ma non posso non comprendere le ragioni di quei uomini, spesso poco più che ventenni, che ogni giorno sono per strada a difendere i cittadini, e mi viene di ricordare le parole della canzone: Signor Tenente di Giorgio Faletti, scritta in memoria delle stragi di Capaci e di via D’Amelio.

Chapeau!

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C’è bisogno di autorizzazione per installare le telecamere private?

C'è bisogno di autorizzazione per installare le telecamere private?

Sei stanco di trovare rifiuti abbandonati davanti alla tua proprietà e hai deciso di inchiodare il responsabile!

Hai subito pensato ad installare un impianto di videosorveglianza, di quelli intelligenti, con telecamere IP, che puoi controllare direttamente dal tuo Smartphone.

Ti preoccupi però di essere denunciato dai vicini per aver ripreso zone soggette al pubblico passaggio.

Sai già che per installare telecamere sulla porta di casa non hai limiti, a condizione che l’occhio della telecamera non vada oltre lo zerbino di casa tua.

Non puoi inquadrare parti private non agilmente visibili da terzi, e se proprio non riesci a regolare la ripresa in modo da evitare di inquadrare i vicini che transitano sul pianerottolo, fai in modo che non vengano ripresi i volti.

Ti ricordo che non sei tenuto ad esporre il cartello che informa della presenza della telecamera, né hai bisogno di autorizzazioni da parte del condominio o del comune per installare telecamere sulla porta di casa.

Puoi approfondire l’argomento facendo click qui.

Cosa si rischia se la telecamera punta sulla proprietà del vicino

Se l’occhio della telecamera inquadra parti private non agilmente visibili da terzi rischi di essere denunciato per interferenza illecita nella vita privata e puoi essere punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni e condannato a corrispondere un risarcimento al vicino che ha ricevuto l’offesa.

Come faccio ad installare una telecamera che punta sulla strada senza essere denunciato

Per installare una telecamera davanti al portone o al cancello di casa tua che punta sulla strada ti sarà sufficiente esporre un cartello che avvisa della presenza delle telecamere: lo ha stabilito una recente sentenza della Cassazione su ricorso di due privati di Chieti che erano stati condannati, da una precedente sentenza, a sei mesi di reclusione per aver installato telecamere sulla strada.

Nella fattispecie il vicinato era insorto contro l’installazione di telecamere dotate di audio bidirezionale, orientabili e gestibili da remoto perché ritenute invasive.

La sentenza della Cassazione specifica che laddove ricorra l’installazione di telecamere sulla strada per ragioni di sicurezza, sarà sufficiente esporre il cartello che avvisa della presenza delle telecamere.

Nel 2018 una sentenza del tribunale di Catania, stabiliva che l’installazione di telecamere sulla strada era consentita purché l’angolo di ripresa delle camere fosse regolato in modo che non fossero visibili i volti o segni particolari delle persone che transitavano sulla strada.

Se vuoi installare telecamere lungo il perimetro della tua proprietà per monitorare gli eventi che si verificano all’esterno e salvaguardare così la sicurezza dei tuoi beni ti sarà sufficiente mostrare un cartello di avvertimento.

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DiCarmelina Moccia

Nuova legge sulla legittima difesa

Nuova legge sulla legittima difesa

Approvata la legge n. 36 del 26 aprile 2019 sulla legittima difesa, che introduce importanti rettifiche agli articoli del codice penale, codice di procedura penale e codice civile che, nel corso degli ultimi mesi soprattutto, in concomitanza con il succedersi di casi di furto finiti male per i malviventi, hanno suscitato accese discussioni tra le varie rappresentanze politiche e l’opinione pubblica sul principio della proporzionalità dell’offesa e la discrezionalità del giudice nel valutare lo stato di eccesso colposo.

La legge contiene nove articoli che nello specifico apportano rettifiche agli art 52, 55, 164, 614, 624-bis, 628 del codice penale, l’art 2044 sulla legittima difesa del codice civile e 132-bis del codice di procedura penale.

La nuova legge considera sempre sussistente il rapporto di proporzionalità dell’offesa, pertanto è sempre legittima la difesa esercitata da chi, nel proprio domicilio o nella propria attività commerciale, professionale o imprenditoriale, respinge un’intrusione esercitata con violenza o con uso di armi contro sé stesso o i propri cari da estranei.

Colui che agisce in difesa di sé stesso o dei membri della sua famiglia in stato di grave turbamento non è punibile, anche se occorre l’eccesso colposo.

Puoi fare click qui per leggere un precedente articolo, in cui vengono sviluppate le problematiche legate alla gestione dello stato di turbamento, dal quale in precedenza dipendeva una controversia sulla discrezionalità del giudice nel giudicare la punibilità o la non punibilità del soggetto che respinge l’intrusione.

La nuova legge sulla legittima difesa tuttavia sembra già aver suscitato discussioni.

In particolare l’affermazione per cui: è sempre proporzionata l’offesa recata con un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo a difendere la propria o altrui incolumità, i beni propri o altrui quando l’intruso continua nel suo intento e persiste lo stato di pericolo di aggressione.

La discussione nasce dall’indicazione dell’arma legittimamente detenuta come elemento necessario per respingere l’offesa. Il dubbio è il seguente: se la vittima usa un’arma non detenuta legalmente sarà ritenuto colpevole di omicidio volontario?

È chiaro che prima che la nuova legge diventi perfettamente funzionale, passeranno diversi mesi e forse anche anni e occorrerà l’applicazione di specialisti che grazie alle sentenze metteranno a punto rettifiche che contemplano e regolano tutti i casi.

Nel frattempo il testo che è stato approvato rappresenta già un “punto di partenza” e soprattutto un monito per i malintenzionati, che prima di introdursi in un’abitazione, un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale dovranno valutare bene le conseguenze che potrebbero subire dal loro agire.

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DiCarmelina Moccia

AVA 500: la Telepresenza combinata alla robotica per interagire a distanza con l’ambiente di lavoro

AVA 500: la Telepresenza combinata alla robotica per interagire a distanza con l’ambiente di lavoro

AVA 500 non è un nuovo detergente… è un robot che grazie alla Tele-presenza ti consente di partecipare a presentazioni aziendali, frequentare corsi di formazione a New York, per esempio, pur essendo comodamente seduto sulla poltrona di casa tua!

E fin qui mi dirai che non ci trovi nulla di innovativo: già lo fai sfruttando la videoconferenza.

Quali sono gli utilizzi di AVA 500

AVA 500 però ha qualcosa di speciale, infatti stiamo parlando di un robot che sfrutta una struttura verticale che simula la sagoma umana per restituire l’esperienza di una presenza fisica reale che supporta uno schermo HD da 21.5 pollici e che, combinata alla Tele-presenza e al sistema di connessione in 3G o 4G e navigazione autonoma, ti consente di spostarti tra i reparti di un’azienda per praticare visite e ispezioni a impianti di produzione o laboratori, catene di produzione, per esempio, oppure ti consente di collaborare con il tuo team ad un progetto.

Come funziona AVA 500

Dotata di sensori laser, sonar, sensori per bordi e ostacoli, controlli vocali, gestuali e touch, ti consente di interagire a distanza con l’ambiente. Mentre ti sposti da un settore ad un altro della tua azienda puoi decidere di mostrare il tuo volto all’ambiente circostante oppure di mostrare uno schermo bianco e sfruttare quindi la modalità di navigazione privata. Il robot ti mostra una mappatura dell’ambiente e tu attraverso il tuo ipad, direttamente dalla tua postazione remota, puoi scegliere la destinazione e appunto percorrere il tragitto che va dalla base della ricarica di AVA 500 alla tua meta in modalità pubblica, fermandoti anche a conversare con i tuoi colleghi che incontri lungo il tragitto, oppure in privato. In modalità pubblica puoi guardare gli ambienti che percorri e ascoltare i suoni mostrando il tuo volto.

Una volta terminata la sessione di lavoro/conversazione AVA 500 ritorna alla sua base di ricarica e può essere utilizzata da un altro utente che effettui l’accesso dal suo ipad.

Appena eseguito l’accesso e scelta la destinazione dalla mappa dell’ambiente, puoi concentrarti direttamente sulla conversazione, senza doverti preoccupare di guidare il robot, perché è dotato di navigazione indipendente e sensori che evitano gli ostacoli.

Quali applicazioni ha la Tele-presenza

La Tele-presenza è sempre più destinata a trovare applicazione nel vissuto quotidiano nella prospettiva di restituire l’esperienza della presenza fisica, laddove le distanze impediscono l’interazione con l’ambiente circostante in tempo reale.

In questo articolo ti ho parlato della Tele-presenza che, combinata alla robotica, ti consente di interagire con l’ambiente di lavoro.

Pensa invece all’applicazione della Tele-presenza che facciamo nello svolgimento del servizio di portierato e guardiania che pratichiamo in tempo reale dalle nostre piattaforme tecnologiche per i nostri clienti…

Grazie all’impianto di monitoraggio, che utilizziamo per sorvegliare le aree, possiamo interagire con gli ambienti monitorati e praticare dissuasione. L’audio bidirezionale dell’impianto ci consente di ascoltare e parlare con i nostri clienti, per fornire accoglienza e assistenza, e con gli estranei e gli intrusi per farli allontanare.

L’impiego della Tele-presenza che facciamo è rivolto a garantire una presenza costante virtuale, laddove è richiesto il controllo e la gestione degli accessi e delle presenze da parte di persone autorizzate e intrusi, la rilevazione di anomalie e sinistri, la rilevazione di incendi e allagamenti, il controllo e la gestione delle infrastrutture e tutte le normali attività svolte tradizionalmente da un custode sul posto.

Noi operiamo in modalità privata: non mostriamo il volto degli operatori di tele-presenza agli estranei, ma non è escluso che su richiesta del cliente si possa operare anche in modalità pubblica.

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